I due operai, bloccati in un tunnel di una centrale idroelettrica, sono stati trasportati a Kathmandu. Il bilancio della tragedia supera i 1'300 morti e migliaia di dispersi
Sono rimasti per nove giorni in un tunnel, bloccati dalla micidiale ondata di fango e detriti che il 26 agosto ha devastato alcune valli del nord del Nepal e del Tibet. Finché stamattina, alle prime luci dell'alba, una squadra di soccorritori li ha ritrovati, provati ma ancora in vita dopo così tanto tempo.
Da un angusto varco scavato nel terreno, i soccorritori hanno estratto tra gli applausi prima un uomo e poi un altro. I due hanno ricevuto le prime cure sul posto, poi sono stati trasportati in elicottero in un ospedale di Kathmandu. Uno di loro ha guardato le persone attorno a lui e ha congiunto le mani in segno di ringraziamento prima di essere portato a bordo del velivolo.
Le persone tratte in salvo lavoravano nella galleria Trishuli 3A: uno dei 12 tunnel delle stazioni idroelettriche di questa vallata dell'Himalaya sul versante nepalese della frontiera. Sono due delle centinaia di operai che ancora risultano dispersi dopo la catastrofe. Secondo il governo di Kathmandu, alla fine della scorsa settimana 279 persone sono state salvate in varie strutture delle stazioni idroelettriche. Ma non è chiaro quanti fossero gli operai nei tunnel al momento della sciagura, provocata dal crollo improvviso di un ghiacciaio.
Le ricerche di possibili sopravvissuti vanno avanti senza sosta. I soccorritori cercano di farsi strada con le ruspe, si calano nei tunnel dall'alto con le corde e usano anche cariche esplosive per tentare di aprirsi dei varchi nei passaggi ostruiti dal fango.
Arnold Dix, un esperto che ha collaborato nelle operazioni di salvataggio, in un'intervista alla Bbc ha spiegato che nel caso del tunnel Trishuli 3A la prima difficoltà è stata quella di localizzare l'ingresso stesso della galleria in un paesaggio devastato dall'ondata di fango. Per riuscirci – afferma la tv britannica – sono state usate "tecniche ingegneristiche, vecchie mappe topografiche, immagini satellitari dell'area successive al disastro" e "riprese video effettuate da elicotteri".
La speranza ora è quella di trovare altre persone vive. Intanto però il bilancio della tragedia si fa sempre più drammatico: tra Nepal e Tibet sono infatti almeno 1'318 le persone uccise dalla violenta inondazione e più di 5'600 quelle che al momento risultano disperse.
In Tibet, secondo i dati ufficiali, sono morte come minimo 31 persone, mentre di altre 531 non si hanno per ora notizie. Alcuni attivisti – riporta la France Presse – accusano però il governo cinese di sottostimare il reale numero delle vittime in Tibet.
In Nepal, invece, sono almeno 1'287 le persone che hanno perso la vita nella catastrofe che il ministro degli Esteri locale ha definito "uno tsunami himalayano", mentre altre 5'083 risultano disperse. Nei giorni scorsi, la Cnn riferiva di fosse comuni per seppellire i tanti corpi ancora non identificati dopo la violenta inondazione. E, a distanza di più di una settimana, alcune famiglie celebrano i funerali simbolici dei loro cari al momento dispersi.