I presidenti di Egitto e Cina si sono incontrati al Cairo, auspicando la de-escalation e il rispetto della sovranità, con un focus sulla soluzione dei due Stati per Israele e Palestina.
Un accordo globale per porre fine alla guerra in Medio Oriente: è quanto auspicato dal presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi e dal cinese Xi Jinping durante l'incontro in uno dei palazzi presidenziali del Cairo, secondo una nota egiziana.
"L'Egitto - ha detto Sisi - si sta adoperando per allentare le tensioni nella regione e privilegia le soluzioni diplomatiche per la risoluzione delle crisi". "In questo contesto - ha aggiunto -, ribadisco l'impegno dell'Egitto a proseguire il coordinamento con tutte le parti interessate a livello regionale e internazionale, in particolare con la Cina, Paese chiave e membro permanente del Consiglio di Sicurezza, per rafforzare gli sforzi volti a ridurre le tensioni regionali, promuovere lo sviluppo e affrontare le sfide internazionali che nessun Paese può gestire da solo".
Il presidente egiziano ha sottolineato "la priorità della de-escalation e del rispetto della sovranità e della sicurezza degli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo e della Giordania", evidenziando la necessità "di garantire la libertà di navigazione e di risparmiare alle popolazioni le conseguenze dannose della crisi".
Ha quindi plaudito al "sostegno della Cina ai diritti del popolo palestinese e alla soluzione dei due Stati", "unica via per una pace giusta e duratura per i popoli palestinese e israeliano e per l'intera regione". Ha infine ricordato la questione del Nilo, esortando tutti i Paesi del bacino a rispettare il diritto internazionale, compreso il divieto di arrecare danno.
Il presidente cinese, secondo la nota egiziana, "ha espresso l'apprezzamento del suo paese per gli sforzi compiuti dall'Egitto, sotto la sua guida, per promuovere la pace e la stabilità nella regione del Medio Oriente e dell'Africa, sottolineando l'impegno della Cina a rafforzare tale cooperazione" "in seno a diversi organismi internazionali e su questioni regionali e internazionali di interesse comune", "per difendere gli interessi dei Paesi in via di sviluppo e accrescere il loro contributo al futuro del sistema internazionale".