La collaborazione del Marocco è stata decisiva nella gestione della crisi migratoria di Ceuta, exclave spagnola circondata dal paese magrebino, e ora serve un maggiore sostegno dell'Unione europea (UE) per affrontare "l'enorme specificità dell'ultima frontiera terrestre dell'Europa con l'Africa". Lo ha affermato oggi il ministro degli esteri spagnolo, José Manuel Albares, in un'intervista all'emittente televisiva pubblica Tve.
Rispondendo alla domanda se Madrid consideri Rabat un socio affidabile, dopo la crisi, Albares ha detto: "Mi rimetto ai fatti e i fatti sono che in dal primo momento il Marocco ha offerto la sua collaborazione per impedire i flussi di persone e, soprattutto, perché ritornassero immediatamente, come sta accadendo". "La volontà del Marocco è che fino all'ultimo migrante torni in Marocco", ha aggiunto.
Il ministro ha definito "un fatto inedito" gli ingressi in massa via mare e terra giovedì di almeno 50'000 persone (stimate dal governo iberico), ma ha sostenuto che lo è anche "il rimpatrio in 48 ore di queste migliaia di persone in totale collaborazione col Marocco".
Albares ha fatto appello a "mantenere aperti i canali diplomatici" col il paese magrebino. E ha chiesto un maggiore coinvolgimento di Bruxelles: "L'Europa sostenga e aiuti la Spagna nell'enorme specificità dell'unica frontiera terrestre che l'Europa ha con l'Africa, che è la frontiera più diseguale del pianeta e che va gestita con il Marocco e con la solidarietà dell'Europa", ha osservato.
Secondo Albares, la crisi è stata alimentata soprattutto dalla circolazione di false notizie in rete, che hanno indotto migliaia di giovani a riversarsi a Ceuta. "La disinformazione è stata l'elemento chiave per disinnescare questo movimento senza precedenti", ha segnalato. E ha sostenuto che "bisogna monitorare le reti sociali e combattere la disinformazione".
Il ministro ha infine denunciato il fatto che "c'è stata una sincronizzazione dell'internazionale reazionaria, che con grande rapidità ha amplificato quanto stava accadendo e diffuso menzogne e false notizie sullo spazio Schengen".
La risposta del governo centrale alla crisi migratoria a Ceuta "è stata tardiva e insufficiente", poiché "da tempo avevamo allertato di una situazione anomala che si stava producendo per le entrate di migranti via mare" e denunciato "i movimenti a nuoto aumentati nei giorni precedenti l'invasione migratoria" di giovedì 30 luglio, ha denunciato dal canto suo l'assessore alla presidenza e del governo del Comune di Ceuta, Alberto Gaitan, in un'intervista alla radio privata spagnola Cadena SER.
"Avevamo sollecitato il governo spagnolo da un lato a dichiarare la situazione di emergenza nazionale, dall'altro a chiudere la frontiera e a mobilitare polizia, (il corpo di gendarmeria spagnolo) Guardia Civil ed esercito. Nulla di questo ci è stato concesso. Pertanto la risposta è stata tardiva e insufficiente e ha dato luogo all'ingresso di 80'000 persone", ha rilevato Gaitan nel ricordare che la popolazione di Ceuta è di 85'000" abitanti. "Significa che si è raddoppiata" in poche ore, ha aggiunto.
Lo scorso 16 luglio, Gaitan si è riunito con la Segretaria di Stato competente per sollecitare l'installazione a mare di barriere galleggianti al largo di Ceuta. "La sentenza del Tribunale supremo rendeva impossibile i respingimenti alla frontiera dei marocchini che entravano a nuoto nella città e abbiamo chiesto dal primo momento di introdurre mezzi perché i respingimenti potessero proseguire", ha ricordato l'assessore. E ha assicurato di aver proposto anche una riforma della legge organica per gli stranieri" presentata dal Partido Popular (Pp, Partito popolare, di centro-destra). "Ci è stato detto che l'avrebbero valutata, ma i fatti sono precipitati ed è accaduto quello che tutti sappiamo", ha ricostruito Gaitan.
Interrogato sulle relazioni con il governo marocchino sulla crisi, l'assessore ha replicato che con "l'invasione" a Ceuta "si è dimostrato che il Marocco non è un socio affidabile della Spagna". "Ha utilizzato come nel 2021 i suoi cittadini per violare la frontiera. Dicono che il numero di morti è di sette persone, i dati ufficiali che abbiamo sono di 73 cadaveri identificati", ha concluso l'assessore, secondo cui "i fatti definiscono in maniera chiara l'attitudine del Marocco rispetto a Ceuta e Melilla", le due exclavi iberiche in nord Africa.