Le immagini che arrivano da Ceuta hanno scosso i palazzi di Bruxelles, spingendo l'Ue a una risposta tempestiva. Da una parte, il commissario alla Migrazione Magnus Brunner è impegnato sul fronte operativo e dall'altra, la commissaria per il Mediterraneo, Dubravka Suica, tesse la tela con la autorità marocchine. Tutto ciò mentre a Palazzo Berlaymont vanno avanti senza sosta i contatti con i 27 Paesi membri.
L'obiettivo è ribadire quell'approccio "fermo ed equo" tracciato dal Patto di migrazione e asilo, in vigore dallo scorso 12 giugno e giunto già al suo primo stress test.
Le direttrici, per l'esecutivo Ue, restano tre: rimpatri rapidi, stop agli attraversamenti della frontiera con il Marocco e lotta ai trafficanti.
Per l'Ue, il Patto fornisce un "quadro legislativo" con tutti gli "strumenti necessari" per far fronte alla crisi migratoria. Che possono essere affiancati da un eventuale potenziamento di Frontex, sul quale i vertici Ue si riservano di valutare in relazione a uno scenario in rapida evoluzione.
I continui aggiornamenti che arrivano da Ceuta, infatti, inducono l'Unione alla cautela. "Molti, moltissimi cittadini del Marocco stanno tornando volontariamente nei confini del loro Stato", sottolineano fonti Ue quando vengono incalzate sulla capacità europea di affrontare una situazione critica da più punti di vista, a cominciare da quello numerico. "L'obiettivo principale è innanzitutto impedire le partenze dal Marocco e, in secondo luogo, garantire che coloro che sono arrivati a Ceuta vengano rimpatriati in modo adeguato e rapido", è la linea dell'esecutivo Ue.
La cornice per facilitare i rimpatri rapidi sarebbe proprio quella definita dal Patto di migrazione e asilo. Che prevede sia dei controlli preliminari obbligatori - il cosiddetto screening - su identità, vulnerabilità, e sicurezza per chi attraversa illegalmente le frontiere dell'Ue, sia una procedura di frontiera accelerata che permette di esaminare rapidamente le domande di asilo e, in caso di rifiuto, di rimpatriare rapidamente le persone che non ne hanno diritto.
I controlli in ingresso possono durare al massimo sette giorni, e portano a un rapido indirizzamento verso l'eventuale procedura di frontiera. Quest'ultima si applica ai richiedenti che, in base ai risultati degli accertamenti, risultano cittadini di un Paese con bassi tassi di riconoscimento - inferiori o uguali al 20% - per quanto riguarda la protezione internazionale. Nella valutazione della procedura di frontiera, legata a doppio filo al rimpatrio immediato, pesa l'applicazione del concetto di Paese sicuro.
"Il Marocco - spiegano fonti Ue - figura nell'elenco dei Paesi di origine sicuri e ciò significa che, in linea di principio, tutti i marocchini che arrivano nell'Ue per richiedere asilo non hanno diritto a misure di protezione. Questo dovrebbe consentire alle autorità di esaminare le domande molto, molto velocemente e di procedere con un rimpatrio rapido".
Ed è proprio nelle operazioni di rimpatrio, tra le tante, che potrebbe entrare in gioco il rafforzamento di Frontex, l'agenzia europea che si occupa della gestione delle frontiere. Al momento Frontex è presente al porto di Ceuta con uno staff di 30 persone per i normali controlli di frontiera. Dalla Spagna, per ora, non è arrivata alcuna richiesta di assistenza o di personale aggiuntivo, ma l'Ue resta "pronta a potenziare il sostegno".