A un mese dai due violenti terremoti, i minori vivono in tende, temono per la sicurezza e affrontano trauma; Save the Children chiede sostegno immediato e interventi a lungo termine
Dolore per le perdite subite, nostalgia, difficoltà di vivere nelle tende e preoccupazione per la propria sicurezza. Ad un mese dai due violenti terremoti che hanno colpito il Venezuela, "i bambini raccontano di sentire profondamente la mancanza delle proprie case, della scuola, degli amici e dei familiari, alcuni dei quali sono tra le quasi 5.400 persone che hanno perso la vita nel disastro". Lo riporta Save the Children, in una nota.
"In Venezuela, le bambine e i bambini vivono ancora in una situazione di profonda incertezza: i terremoti di giugno hanno spazzato via il loro senso di sicurezza, la quotidianità e ogni punto di riferimento. Ci raccontano di sentire la mancanza delle loro case, della scuola e delle persone care, e molti di loro continuano a convivere con il trauma e il dolore causati dal sisma. Un mese dopo, i media parlano sempre meno di questa emergenza, ma in questo momento il mondo non può distogliere lo sguardo dai bambini del Venezuela, che ogni giorno continuano a fare i conti con le conseguenze del terremoto. Persino bambini di appena sette anni ci raccontano di essere preoccupati per il proprio futuro" ha dichiarato Maria Mercedes Liévano, Direttrice ad interim di Save the Children in Venezuela. "È molto strano essere qui - racconta una bambina agli operatori che hanno raccolto diverse testimonianze - Il tempo sembra non passare mai. Pensavo che sarei rimasta qui solo uno o due mesi, invece non sarà così", che aggiunge, "a volte avrei bisogno di dormire di più perché mi alzo presto ogni mattina. Mi capita di svegliarmi nel cuore della notte e di non riuscire più a prendere sonno".
Save the Children lancia un appello: "I bambini hanno bisogno sia di un sostegno immediato sia di interventi a lungo termine per evitare che questa tragedia lasci conseguenze permanenti. Protezione e supporto psicosociale sono priorità urgenti, insieme all'accesso all'assistenza sanitaria, all'acqua potabile, a un'alimentazione adeguata e a un riparo sicuro" ha concluso Maria Mercedes Liévano.