Estero

Raid ucraini colpiscono magazzini Wildberries in Russia; Zelensky parla con inviati Usa

Attacchi a Krasnodar e Nevinnomyssk provocano vittime, mentre il nuovo vertice militare ucraino punta su attacchi a lungo raggio e innovazione

22 luglio 2026
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Cambiano gli uomini, ma non cambia la strategia: a inaugurare il nuovo corso ai vertici delle forze armate ucraine sono infatti gli efficaci attacchi profondi in Russia, dove stavolta a farne le spese sono stati i magazzini di Wildberries, il gigante dell'e‑commerce russo accusato da Volodymyr Zelensky di contribuire a rifornire l'esercito di Mosca.

Un raid dal doppio obiettivo: quello di colpire le infrastrutture e, contemporaneamente, far sentire le conseguenze della guerra anche alla gente comune, già in difficoltà per la crisi del carburante.

Già cinque giorni fa, droni ucraini avevano provocato vasti incendi e ucciso otto persone in un attacco su una struttura alla periferia di Mosca dell'azienda, popolarmente riconosciuta come "l'Amazon russa". Stavolta, i raid hanno colpito i magazzini nel sud, a Krasnodar e Nevinnomyssk, provocando un morto.

Rivendicando l'attacco, Zelensky ha anche detto che Kiev ha colpito un deposito di petrolio, nonché una "petroliera e quattro navi da carico" nel Mar Nero e nel Mar d'Azov. Come a dire che la tattica ormai consolidata di colpire infrastrutture energetiche e logistiche resterà, nonostante la rivoluzione nella leadership della Difesa di Kiev.

Il giorno dopo la decisione di Zelensky di silurare il suo comandante delle forze armate Oleksandr Syrsky, osservatori e analisti guardano alla mossa per comprendere se basterà davvero a far rientrare quella che forse è stata la maggiore crisi di malcontento popolare per il presidente ucraino dall'inizio della guerra.

Le premesse sono buone: Mikhail Drapatyi è un simbolo della resistenza ucraina. Era lui alla guida del primo tank che il 9 maggio 2014 sfondò una barricata di pneumatici e detriti costruita dai separatisti filorussi per far entrare una colonna di mezzi ucraini a Mariupol, agli albori della guerra del Donbass, in un'immagine diventata celebre in tutto il Paese.

Anche in termini anagrafici - appena 43 anni - Drapatyi appartiene a una generazione più giovane di comandanti, forgiata da oltre un decennio di combattimenti. E per molti ucraini rappresenta una rottura con la cultura di comando in stile "sovietico" associata al suo predecessore Syrsky, criticato per la scarsa considerazione della vita dei suoi soldati, mandati nel tritacarne della prima linea.

È anche per questo che, tra i soldati ucraini, la decisione di silurare Syrsky è stata generalmente accolta con sollievo. Ma resta l'insoddisfazione per la destituzione di Mykhailo Fedorov, amato dalle truppe per aver spinto sull'innovazione tecnologica e sui droni "che combattessero al posto dei soldati". Per provare a rientrare sulla crisi, Zelensky ha riferito di aver offerto all'ex ministro "un incarico di leadership di rilievo", senza tuttavia entrare nei dettagli.

Nel frattempo, i nuovi vertici sono al lavoro: il ministro della Difesa ad interim Yevheniy Khmara e Drapatyi si sono incontrati e hanno discusso delle esigenze del fronte, dello sviluppo di capacità a lungo raggio e di ulteriori attacchi sul territorio russo. "L'obiettivo rimane invariato: il vantaggio tecnologico del nostro esercito sul nemico russo e la massima salvaguardia della vita umana attraverso l'innovazione tecnologica", recita un comunicato del ministero della Difesa.

Intanto, il Cremlino ha comunicato la sua indifferenza al cambio di vertice militare ucraino: "Non credo che ciò porterà ad alcun cambiamento sui fronti", ha affermato il portavoce Peskov, sostenendo che il suo esercito avanza e "il regime di Kiev sta vacillando". Con il fronte che resta caldo, ad accendere una flebile speranza per una soluzione mediata è una telefonata tra Zelensky e gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner: "Una conversazione positiva e importante su come rilanciare la diplomazia e avvicinare la pace", secondo il leader di Kiev.

Parole che fanno guardare con maggiore interesse all'incontro in programma a Manila, a margine del vertice Asean, tra il segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. "A Rubio, chiederò riguardo alla previsione del presidente Trump che si stia avvicinando una soluzione", ha detto il capo della diplomazia russa.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni