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Onu, crisi in Medio Oriente e rincari mettono a rischio l'obiettivo Fame Zero; 510-520 milioni a rischio nel 2030

Rapporto di FAO, IFAD, UNICEF, WFP e OMS: fame globale scende al 7,8% ma Africa supera l'Asia con 309 milioni di persone affamate

21 luglio 2026
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Per il terzo anno consecutivo diminuisce la fame nel mondo: a soffrire è il 7,8% della popolazione globale, contro l'8,1% del 2024 e l'8,6% del 2022. Le persone denutrite sono stimate in 645 milioni, circa 14 milioni in meno rispetto all'anno precedente.

Progressi possibili dunque, ma messi ora a dura prova dalla crisi nello stretto di Hormuz e, più in generale, dal conflitto in Medio Oriente. Tanto che restano insufficienti per centrare l'obiettivo 'Fame Zero' entro il 2030, quando ancora circa 510-520 milioni di persone potrebbero soffrire la fame rispetto alla proiezione più bassa di 503 milioni nello scenario pre-conflitto.

Questo è in conseguenza dell'aumento dei prezzi dell'energia e dei fertilizzanti. Senza considerare che gli effetti potrebbero essere aggravati a causa di altri eventi come El Niño nel 2026 e nel 2027.

Questo è il bilancio e le prime proiezioni per i prossimi anni dell'emergenza cibo secondo il rapporto pubblicato da FAO, IFAD, UNICEF, WFP e OMS.

In Africa la situazione è più drammatica con circa 309 milioni di persone che soffrono la fame, superando così per la prima volta l'Asia con 292 milioni di persone affamate.

Per quanto riguarda l'insicurezza alimentare moderata o grave, che nel 2025 ha interessato il 25,8% della popolazione mondiale (pari a circa 2,1 miliardi di persone), anche qui l'Africa detiene un primato poco invidiabile con il 56,6% degli abitanti colpiti, la quota più elevata a livello globale; in Asia la percentuale è del 20,3%, il 22,9% in America Latina e nei Caraibi e l'8,7% in America settentrionale e in Europa.

Restano inoltre lenti i progressi sugli indicatori nutrizionali. Migliorano solo marginalmente la malnutrizione infantile e l'allattamento esclusivo al seno, mentre continuano ad aumentare l'anemia tra le donne e l'obesità negli adulti, afferma il rapporto.

Dunque, affermano le cinque agenzie Onu, i progressi ci sono ma restano disomogenei e vulnerabili a molteplici shock e le prospettive "restano preoccupanti".

"La fame - ha detto il direttore generale della FAO, Qu Dongyu - non è inevitabile. Con politiche economiche forti, protezione sociale e investimenti sostenuti in sistemi agroalimentari più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili, possiamo piegare la curva".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni