La Camera italiana dei deputati ha dato il via libera oggi - senza sorprese - alla nuova legge elettorale. Un voto seguito da applausi e strette di mano liberatorie nell'emiciclo destro di Montecitorio che, solo due giorni fa aveva mandato il governo sotto sulle preferenze.
La riforma proposta dal centrodestra - che prevede l'obbligo dell'indicazione del candidato premier e un corposo premio di maggioranza per la coalizione che supera il 42% - è passata con 217 voti a favore, numeri che mostrano una maggioranza di nuovo compatta, dopo lo strappo plateale sulle preferenze.
All'avvio delle dichiarazioni di voto l'Aula era semi-vuota, con Riccardo Magi di Più Europa che, quasi in solitaria, lanciava accuse pesanti come pietre: "E' un colpo di stato elettorale" che "prepara un regime".
I vannacciani, forti di un protagonismo parlamentare mai così rilevante, nel preannunciare il loro no sono tornati a pungere gli alleati di governo che "nell'oscurità del voto" hanno "pugnalato" la premier sulle preferenze. Per puntare il dito, subito dopo, contro il "cordone sanitario" che si vorrebbe costruire "contro il generale Vannacci". Colui che, in vista delle urne, diventerà l'incognita numero uno per la coalizione di centrodestra e per Giorgia Meloni in particolare.
Negli interventi che si sono susseguiti in meno di due ore non ci sono state sfumature: la maggioranza, archiviate (per ora) le preferenze, ha difeso la legge a spada tratta lodandone l'impianto che "garantisce stabilità e governabilità"; il centrosinistra ha invece attaccato a testa bassa, biasimando una "schiforma - per usare le parole di Nicola Fratoianni - che rimuove la centralità del Parlamento".
Dal M5s, Giuseppe Conte ha parlato di un "premio di maggioranza incostituzionale". Un messaggio molto simile a quello che poco dopo ha scandito dal suo scranno la segretaria del Pd. Elly Schlein ha lanciato accuse in sequenza a Meloni: insegue Vannacci, è stata lei 'l'assente' in Aula nel voto sulle preferenze, ha "tradito gli italiani" con le promesse disattese. "Le opposizioni, invece sono state unite in questa battaglia - ha rivendicato - e vi manderemo a casa con qualunque legge elettorale".
L'Aula si è riempita solo durante gli ultimi interventi. Sono arrivati tutti: ministri e sottosegretari, Ed è in queste ultime fasi, con l'intervento di Giovanni Donzelli (FdI) che lo scontro politico è deflagrato. "Avete festeggiato come se aveste vinto i mondiali per aver impedito agli italiani di esprimere le preferenze".
Al momento di votare, tutti gli occhi erano puntati sui monitor: quelli dei deputati, quelli dei funzionari e quelli dei giornalisti. Poi il via libera, col vicepremier Antonio Tajani ad esultare. Più contenuto Matteo Salvini, che ha rilanciato sulle preferenze.
Tra alti e bassi, il primo step parlamentare è alle spalle. Anche se i veleni e la diffidenza accumulati tra gli alleati di governo saranno lunghi da smaltire.