Il CEO Arrigo Giana esprime rammarico alla vigilia della sentenza
A otto anni dalla tragedia del Ponte Morandi, Autostrade per l'Italia (ASPI) ha pubblicato una lettera aperta di scuse firmata dal CEO Arrigo Giana. La lettera, diffusa dal Corriere della Sera, arriva alla vigilia della sentenza di primo grado sull'incidente del 14 agosto 2018.
Giana ha espresso il desiderio di verità condiviso con i familiari delle vittime e i cittadini italiani, ricordando il suo shock nel vedere le immagini del crollo in televisione. Ha sottolineato come il mancato immediato riconoscimento delle responsabilità abbia rappresentato un'ulteriore ferita per la comunità.
Il CEO ha dichiarato che le scuse odierne rappresentano un'esigenza morale, indipendente dall'accertamento delle responsabilità legali. Ha inoltre evidenziato come l'azienda sia cambiata, ora sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti, impegnata a garantire la sicurezza delle infrastrutture.
Giana ha ribadito l'impegno di ASPI affinché tragedie simili non si ripetano, chiedendo scusa ai familiari delle vittime e a tutti gli italiani, pur consapevole che le scuse non potranno mai cancellare il dolore causato.
Tuttavia, Egle Possetti, portavoce del Comitato ricordo vittime, ha espresso sbigottimento per il tempismo delle scuse, ritenendole tardive e dettate dalla pressione della sentenza imminente. Ha sottolineato l'importanza di azioni concrete oltre alle parole.
Domani è attesa la sentenza di primo grado, chiudendo uno dei processi più significativi in Italia, con 57 imputati tra ex dirigenti di ASPI e SPEA, e funzionari del Ministero dei trasporti. La Procura di Genova ha richiesto quasi 400 anni di carcere complessivi, con la pena più alta di 18 anni e sei mesi per l'ex CEO Giovanni Castellucci.