Nonostante il rallentamento dell'inflazione al 3,5% a giugno, Warsh ribadisce che il target è il 2% e che le decisioni saranno guidate dai dati, non dalla politica
La Federal Reserve sarà risoluta nella battaglia contro l'inflazione. Kevin Warsh, alla sua prima apparizione in Congresso nelle vesti di presidente della banca centrale americana, rassicura sul mandato e sull'indipendenza della FED, la cui lotta contro il caro vita continua, anche se a giugno la corsa dei prezzi è rallentata.
Complice il cessate il fuoco in Iran, che ha fatto calare le quotazioni del petrolio e, a cascata, quelle della benzina, l'inflazione americana a giugno è frenata al 3,5%, calando per la prima volta dal 2020 su base mensile dello 0,4%. La Casa Bianca ha festeggiato, parlando del miglior risultato degli ultimi sei anni.
Warsh, invece, si è mostrato ben più cauto: il dato, indubbiamente positivo perché mostra una decelerazione, ma è evidente che il 3,5% è ancora ben lontano dal target del 2% della FED. "Potrebbe esserci qualcuno che guarda ai dati di questa mattina e dice: ‘bene, missione compiuta, va tutto a gonfie vele’. Non è la mia opinione", ha detto in audizione alla Camera.
Il rischio è che i prezzi tornino a correre a luglio con il riaccendersi delle tensioni a Hormuz, dove è in corso un duro braccio di ferro fra l'Iran e gli Stati Uniti per il controllo dello Stretto.
Il dato, comunque, ha rassicurato gli analisti, secondo i quali le probabilità di un rialzo dei tassi d'interesse alla prossima riunione della FED sono ormai ridotte al lumicino, intorno all'8%. Il rischio di una stretta entro la fine dell'anno, però, resta e non è escluso che la banca centrale si trovi a dover intervenire a ridosso delle elezioni di metà mandato.
Se così fosse, Warsh si esporrebbe alle possibili critiche del presidente Donald Trump. Le decisioni - ha osservato Warsh, cercando di spazzare via ogni dubbio - saranno prese in base ai dati, "anche se Trump dovesse criticarmi". Il "mio obiettivo è che all'interno della FED non ci sia politica", ha rincarato la dose. Warsh è consapevole che i suoi rapporti con il presidente potrebbero ridurre la sua credibilità e non manca occasione per chiarire che non è agli ordini della Casa Bianca.
Rilassato e sicuro di sé, Warsh ha risposto con calma alle domande dei deputati senza mai arrivare allo scontro. D'altronde è in carica da poche settimane e quindi al riparo da critiche sul suo operato. Alla Camera ha ribadito la sua intenzione di riformare la FED, soprattutto sul piano della comunicazione, e di ridurre il bilancio della banca centrale.
Poi ha lodato lo stato di salute dell'economia americana. "È resiliente e continua a crescere a ritmo sostenuto", ha osservato, rilevando anche il buono stato di salute del mercato del lavoro. A differenza del suo predecessore Jerome Powell, Warsh non ritiene che ci sia tensione fra i due obiettivi del mandato della FED, da un lato la stabilità dei prezzi, dall'altro la massima occupazione. "Non credo che servano scelte crudeli", ha sottolineato.
Il timore di Powell e di molti economisti è che a un certo punto la FED si trovi a dover scegliere fra il contrastare la corsa dei prezzi e sostenere l'economia, visto che l'inflazione si mantiene elevata e la crescita, anche se prosegue, sta mostrando segnali di rallentamento.
Nel corso dell'audizione Warsh si è anche soffermato sull'intelligenza artificiale (IA). La FED - ha ammesso - sta monitorando i suoi effetti sull'inflazione e sul mercato del lavoro. Molti studi indicano che l'IA ridurrà i posti di lavoro e farà salire i prezzi dell'elettricità, alimentando quel carovita che non sta dando tregua alle famiglie americane. Ispirato da come Alan Greenspan affrontò la rivoluzione di internet, Warsh è apparso ottimista e ha osservato come l'intelligenza artificiale è in grado di offrire opportunità.