Estero

Colloqui produttivi a Roma tra Israele e Libano sul ritiro delle truppe israeliane

Focus sull'attuazione dell'accordo quadro con due zone pilota per il ritiro graduale dell'IDF e il dispiegamento dell'esercito libanese

14 luglio 2026
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"Produttivi": così un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha definito la prima delle due giornate di colloqui a Roma tra Israele e Libano, sottolineando il "clima positivo" e assicurando che entrambe le parti sono desiderose di andare avanti.

Si tratta del sesto round di negoziati diretti da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco tra Iran, Stati Uniti e Israele ad aprile. Una tregua ora dichiarata conclusa da Donald Trump, con tutte le incognite del caso, anche se il presidente americano spinge per disinnescare un allargamento dell'escalation e, secondo Axios, avrebbe detto al premier israeliano Benyamin Netanyahu che deve iniziare a ritirare le proprie forze sia dal Libano sia dalla Siria.

Obiettivo del nuovo incontro è definire le modalità di attuazione dell'accordo quadro firmato a Washington, in particolare il ritiro delle Forze di difesa israeliane (IDF) dalla "zona cuscinetto" di circa 10 chilometri creata nel paese confinante per proteggere le comunità nel nord di Israele dal lancio di razzi di Hezbollah.

Roma è stata preferita alla capitale americana anche per rendere più semplice ad entrambe le delegazioni consultare i rispettivi governi durante i negoziati. Il confronto si è tenuto all'ambasciata statunitense a livello di rappresentanti diplomatici, senza quindi la partecipazione di rappresentanti militari, come avvenuto in precedenza.

In dichiarazioni diffuse ieri il presidente libanese Joseph Aoun aveva detto di sperare che l'incontro di Roma produca "passi concreti e tangibili sul terreno" per attuare l'accordo e che Israele inizi il ritiro delle proprie truppe, consentendo così all'esercito libanese di dispiegarsi nel sud del paese.

La delegazione di Beirut avrebbe chiesto un ritiro graduale e sequenziale delle truppe israeliane, "una zona dopo l'altra", in riferimento al progetto delle cosiddette "zone pilota", in base al quale Hezbollah dovrebbe disarmarsi, le forze israeliane ritirarsi e l'esercito libanese assumere progressivamente il controllo delle varie aree del Libano meridionale.

L'accordo del 26 giugno individua due zone come punto di partenza. Un funzionario statunitense ha dichiarato la scorsa settimana che il Comando centrale degli Stati Uniti sta coordinando con Libano e Israele l'avvio del programma pilota. "Siamo pronti a fare progressi nell'attuazione di queste due zone pilota. Spero e tendo a credere che questo ciclo di discussioni a Roma lo promuoverà", ha affermato con toni ottimistici il ministro degli esteri israeliano Gideon Sa'ar.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni