Hamas resiste al disarmo e alla gestione dei debiti verso i propri funzionari; discusso un progetto pilota a Rafah e arrivate dure reazioni iraniane per la morte di Lindsey Graham
Si è concluso ieri al Cairo un nuovo round di colloqui tra i mediatori e Hamas, alla presenza dell'inviato del Board of Peace per Gaza Nickolay Mladenov. Le trattative si sono svolte mentre in parallelo nella capitale egiziana si trovava anche una delegazione israeliana per discutere del futuro del piano di Donald Trump per Gaza.
Secondo quanto riportato da Haaretz, la Roadmap di 15 punti presentata a maggio al Consiglio di Sicurezza Onu da Mladenov resta bloccata principalmente su due punti chiave.
Il punto 8, il più spinoso, riguarda il disarmo di Hamas: il movimento non accetterebbe di consegnare le armi alla Forza di Stabilizzazione Internazionale, prevista dalla Roadmap, nonché chiede che il disarmo avvenga in parallelo - e non come premessa - a un ulteriore ritiro dell'IDF dalle aree in cui ancora si trova a Gaza (circa il 60% dell'enclave). L'altra disputa centrale riguarda il punto 5: Hamas chiede che il Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza (Ncag) - il governo di tecnocrati guidato da Ali Shaath che dovrebbe subentrare nel governo della Striscia di Gaza - si faccia carico dei debiti pregressi del movimento islamico verso i propri funzionari, incluso il pagamento retroattivo di stipendi a decine di migliaia di dipendenti di Hamas a Gaza. Il Board of Peace respinge la richiesta, secondo fonti interne all'organismo citate da Haaretz.
Il quotidiano riporta tuttavia che Hamas potrebbe ammorbidire le proprie posizioni sotto una duplice pressione: da un lato il timore della ripresa di una nuova offensiva dell'IDF nella Striscia di Gaza, legata al calcolo che Netanyahu possa intraprendere il passo in vista delle elezioni israeliane; dall'altro la preoccupazione che il Board of Peace proceda comunque, senza attendere un'intesa, con un primo progetto pilota di costruzione di un nuovo campo profughi a Rafah, a ridosso della Linea Gialla che separa le forze israeliane da quelle di Hamas. Un'area che sarebbe sottoposta al controllo dello Ncag e della forza multinazionale. Secondo fonti palestinesi citate da Haaretz, gli Stati Uniti starebbero valutando, per il finanziamento di questo progetto, di attingere alle entrate fiscali dell'Autorità Nazionale Palestinese trattenute da Israele da oltre un anno.
Intanto, l'agenzia di stampa Fars, legata alle Guardie Rivoluzionarie, ha annunciato la morte del senatore "ostinato", il quale aveva definito l'Iran il principale sostenitore del terrorismo. "Ora diventerà cibo per formiche e serpenti, mentre l'Iran continuerà a restare in piedi", ha aggiunto l'agenzia.
Anche Tasnim, testata vicina alle Guardie Rivoluzionarie, ha dichiarato: "Graham era un guerrafondaio che interferì negli affari dell'Iran durante le 'rivolte' di gennaio. Ripeté le parole del presidente Donald Trump, secondo cui erano in arrivo 'aiuti' per i rivoltosi".
"Porgo le mie congratulazioni alla nazione iraniana per la morte del senatore statunitense Lindsey Graham, figura anti-iraniana e guerrafondaia", ha dal canto suo dichiarato una conduttrice della tv di Stato. "La causa della sua 'discesa all'inferno' è stata indicata come un malore improvviso", ha aggiunto.
Nel frattempo, un altro conduttore della rete statale ha affermato: "Graham, che aveva sostenuto l'attacco militare e le sanzioni contro l'Iran e appoggiato il regime israeliano, responsabile dell'uccisione di bambini, è finito all'inferno". Ha poi aggiunto: "È una notizia così bella che voglio ripeterla. Graham, che".