Estero

Parlamento britannico fustiga Starmer per la nomina di Mandelson legato a Epstein

Rapporto bipartisan definisce la gestione «disastrosa», segnala insabbiamento del parere dei servizi e mette in discussione la leadership laburista; Mandelson è indagato

9 luglio 2026
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La nomina politica di Peter Mandelson ad ambasciatore britannico negli USA, voluta da Keir Starmer a fine 2024 e poi revocata obtorto collo pochi mesi dopo sull'onda del riesplodere dello scandalo sulle sue notorie frequentazioni con il defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein, fu un atto ingiustificabile tale da "macchiare gravemente" l'immagine internazionale del Regno Unito. Lo sottolinea un rapporto parlamentare bipartisan pubblicato oggi, chiamando in causa pesantemente il premier dimissionario laburista e il suo staff.

Nel testo si definisce "disastrosa" la gestione di un processo di designazione imposta di fatto da Downing Street al Foreign Office. Iter caratterizzato, fra l'altro, dall'insabbiamento del parere negativo dei servizi di sicurezza: un insabbiamento la cui responsabilità tecnica è stata alla fine scaricata dal premier uscente, fra infiniti sospetti, sul funzionario più alto in grado del ministero degli Esteri.

Lord Mandelson, 72enne ex ministro, ex commissario Ue e già eminenza grigia del New Labour di Tony Blair, aveva alle spalle una storia politica e di consulente di business chiacchieratissima quando fu scelto da sir Keir, segnata dagli stretti legami con Epstein ma anche da sospette relazioni pericolose passate con ambienti politici e soprattutto d'affari di Paesi quali Cina o Russia, oltre che con Israele.

Dopo essere stato richiamato da Washington nel settembre scorso, è finito sotto indagine da parte della polizia nell'ambito della riapertura dei filoni britannici dello scandalo Epstein, venendo anche arrestato per alcune ore, con accuse analoghe a quelle mosse all'ex principe Andrea: terzogenito in disgrazia della regina Elisabetta II e fratello minore di re Carlo III.

La vicenda ha contribuito a indebolire la leadership in seno allo stesso Labour dell'impopolare Starmer, costretto alla fine alle dimissioni (annunciate il mese scorso) dopo la devastante sconfitta subita dal suo partito alle elezioni locali del maggio scorso.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni