L'inflazione nell'area euro, anche al netto dei tentativi di pacificazione in corso con l'Iran, a giugno vedeva "ulteriori effetti indiretti in arrivo, che fanno intravedere un ampliamento delle pressioni inflazionistiche in tutta l'economia con la chiara possibilità di effetti di second'ordine", cioè derivanti dalle pressioni salariali.
Lo si legge nelle minute della riunione Bce del 10-11 giugno in cui i governatori avevano deciso all'unanimità di aumentare i tassi di un quarto di punto al 2,25%.
La conclusione del Consiglio Bce, nella riunione di giugno, era che "l'inflazione più elevata dovuta allo shock persistente dei prezzi dell'energia non è più solo una previsione, ma si è già materializzata, e i dati in arrivo segnalano ormai anche effetti indiretti sempre più visibili e diffusi sull'inflazione non energetica".
Da qui la decisione di alzare i tassi: "le prospettive sull'inflazione si sono deteriorate - si legge nelle minute - le proiezioni di base dello staff Bce sull'inflazione sono state riviste al rialzo, tanto che l'inflazione al di sopra dell'obiettivo risulta ora più marcata e persistente rispetto a quanto precedentemente ipotizzato, e l'inflazione di fondo è ora attesa restare sopra il 2% per l'intero orizzonte di previsione". Inoltre "nonostante la revisione al rialzo delle prospettive sull'inflazione, i rischi rimangono orientati al rialzo. Nel complesso, è ormai chiaro che la situazione attuale non può più essere considerata un caso in cui "guardare oltre" lo shock. Di conseguenza, il valore dell'opzione di attendere ulteriori informazioni si è ridotto notevolmente rispetto alla riunione precedente. La politica monetaria deve ora reagire alle informazioni disponibili e, in particolare, allo scostamento previsto dell'inflazione dall'obiettivo del 2% nel medio termine, man mano che lo shock sui prezzi dell'energia si estende ad altre voci del paniere dei consumi".
Secondo i governatori, tuttavia, "data l'incertezza ancora elevata, è importante astenersi dal fornire qualsiasi indicazione sul percorso futuro dei tassi di interesse. La comunicazione deve mantenersi neutrale". Infatti "le prospettive di crescita si sono indebolite" per l'area euro. "La domanda interna dell'area dell'euro rimane relativamente solida e l'economia ha mostrato slancio a cavallo fra il 2025 e il 2026, il che ha sostenuto la crescita nel 2026 tramite effetti di trascinamento. Tuttavia, i dati in arrivo sono complessivamente interpretati come una conferma che lo shock energetico ha ripercussioni sulla crescita superiori a quanto precedentemente ipotizzato".