L'economia mondiale finora ha navigato attraverso la guerra in Medio Oriente meglio del previsto grazie anche alla spinta arrivata dal boom dell'intelligenza artificiale. Ma i rischi restano e sono legati soprattutto a una nuova fiammata dall'inflazione.
L'aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale dipinge un'economia resiliente anche se in rallentamento: il pil è atteso crescere quest'anno del 3%, meno di quanto previsto in aprile e del 3,5% del 2025, per poi accelerare nel 2027 al 3,4%.
Confermate anche le previsioni per la Spagna al +2,1% e al +1,8%, mentre per la Francia e la Germania le stime sono state ritoccate al ribasso per il 2026. La Francia è attesa crescere dello 0,6% quest'anno mentre per 2027 la crescita è stimata al +0,9%. Per la Germania la stima un pil in aumento dello 0,7% quest'anno e dell'1,0% il prossimo. Per l'Italia il Fondo conferma una crescita dello 0,5% sia nel 2026 sia il prossimo anno. Complessivamente Eurolandia crescerà quest'anno dello 0,9% e nel 2027 dell'1,2%, a fronte del +2,3% degli Stati Uniti nel 2026.
Il rapporto del Fmi sullo stato di salute dell'economia globale è stato stilato prima che Donald Trump dichiarasse "finito" il cessate il fuoco con l'Iran. La tregua e la riapertura dello Stretto di Hormuz hanno fatto rivedere al rialzo le stime per Teheran di 0,7 punti percentuali a -5,7% per il 2026.
Dell'aumento dei prezzi del petrolio dovuto al conflitto in Medio Oriente ha portato benefici anche alla Russia: il pil di Mosca infatti riesce a mantenere una crescita dell 1,1% sia per il 2026 sia per il 2027.
"Il rischio più immediato" per l'economia globale "deriva dagli sviluppi in Medio Oriente. Una nuova escalation delle tensioni geopolitiche penalizzerebbe la crescita e aggraverebbe le pressioni inflazionistiche", ha spiegato il Fondo mettendo in guardia sulla possibilità che un riaccendersi delle tensioni possa spingere in alto i prezzi delle commodity e dei fertilizzanti, mettendo in pericolo la sicurezza alimentare e facendo di nuovo balzare l'inflazione, già attesa a livello globale al 4,7% nel 2026.
Una fiammata che influenzerà le prossime mosse delle banche centrali. La politica monetaria sarà "meno espansiva alla luce delle evidenti pressioni inflazionistiche associate a un rallentamento dell'attività economica relativamente contenuto", ha precisato il Fondo prevedendo un rialzo dei tassi da parte della Fed quest'anno, prima di un allentamento nel 2027. Eurolandia continuerà a sperimentare prezzi sopra il target del 2% fino al 2028, e questo potrebbe tradursi in ulteriori rialzi dopo quello di giugno.
La resilienza dell'economia mondiale è in parte dovuta al boom dell'IA che è riuscito a bilanciare gli effetti della guerra. Ma l'intelligenza artificiale ha un doppio volto: da un lato il boom degli investimenti sostiene il pil, dall'altro comporta rischi e potrebbe seminare instabilità macro finanziaria.