"La pressione su Vladimir Putin deve aumentare, la nostra difesa aerea va rafforzata". Al Castello di Dublino, prima di uno dei più sanguinosi attacchi russi su Kiev, le parole di Volodymyr Zelensky non erano risuonate diversamente da altre occasioni, in linea con il pressing che il presidente ucraino pone costantemente sui suoi Alleati. Poche ore dopo, tuttavia, Mosca ha dato nuovamente prova che, nella sua strategia militare, qualcosa è cambiato. E, conseguentemente, anche la risposta difensiva ucraina dovrà adeguarsi. "Ho chiesto agli Usa le licenze per produrre i Patriot", ha annunciato il leader ucraino dopo i raid russi, confermando l'obiettivo numero uno di Kiev: difendersi con l'unico sistema anti-missili capace davvero di ridurre al minimo gli attacchi del nemico.
L'inizio di luglio, sul fronte ucraino, sarà cruciale per diversi aspetti. Innanzitutto, per il vertice Nato della settimana prossima, dove il sostegno a Kiev sarà chiaramente tra i temi prioritari. E dove gli alleati potranno vedere da vicino se la linea di Donald Trump sarà in continuità con quella al G7 di Evian: più in sintonia con Zelensky e con gli europei e meno legata ad un ruolo di mediazione tra il presidente ucraino e lo zar. L'inizio del mese coincide anche con il calcio di inizio della presidenza irlandese dell'Ue. Dublino non ha alcuna intenzione di allentare la pressione su Mosca. L'obiettivo dell'Irlanda, così come quello della Commissione, è arrivare all'approvazione del ventunesimo pacchetto entro il 15 luglio, quando scatterà il rialzo automatico del price cap al petrolio russo. Per rispettare la scadenza l'Ue deve mettere in campo l'accordo politico al Consiglio Affari Esteri del 13. La volontà dei 27 c'è, ma i nodi sulle nuove misure non sono ancora sciolti. E sono quattro, sostanzialmente: la durata - ma anche la cifra stessa fissata - del congelamento del price cap, il bando alle metaniere, le restrizioni all'import di prodotti ittici russi, il divieto di ingresso ai veterani che hanno combattuto in Ucraina.
Solo sull'ultimo punto l'Italia ha manifestato le proprie perplessità, assieme alla Francia. Roma e Parigi temono ripercussioni sul sistema di visti, data l'enorme difficoltà a individuare chi, tra i russi, ha combattuto in Ucraina a partire dal 2022. Nel pacchetto per ora resta l'inserimento del patriarca Kirill nella lista nera, sul quale nei giorni scorsi aveva invece protestato la Bulgaria. Ma Bruxelles non vuole fermarsi qui. A Palazzo Berlaymont hanno ben chiaro che, nonostante la volontà di negoziare di Kiev e la disponibilità europea a sedersi al tavolo, non è questo il tempo della trattativa con il Cremlino. Non caso, qualche ora dopo i massicci raid di Mosca su Kiev, l'Alta rappresentante Kaja Kallas ha annunciato la prossima presentazione contro "ulteriori entità che sostengono il complesso militare-industriale russo in risposta agli attacchi".
"Le sole parole di condanna non fermeranno gli attacchi contro Kiev", ha sottolineato l'ex premier estone, che punta a mettere nel mirino le forniture di materie critiche per la Russia. Forniture che a volte, arrivano proprio da aziende europee. E in questo senso gli occhi sono puntati proprio sull'Irlanda e sulla fabbrica Aughinish Alumin, controllata dalla russa Rusal. Del dossier il premier Michael Martin ne ha parlato con lo stesso Zelensky. Dublino ha avviato un'indagine che - è stato assicurato - "si concluderà entro settimane". Allo stesso tempo, all'Irlanda, serve una sponda della Commissione, dato che l'alumina non è tra i materiali sotto sanzioni. Serve una manovra a tenaglia, proprio come chiede Kiev. E se gli attacchi di Mosca continueranno sulla scia di quelli delle ore scorse le richieste di Zelensky andranno ascoltate attentamente.