Inflazione Usa al 4,1% mentre il petrolio torna ai livelli pre-guerra
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Inflazione Usa al 4,1% mentre il petrolio torna ai livelli pre-guerra

Il core sale al 3,4% e preoccupa la Fed, possibile aumento dei tassi; petrolio in calo dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz ma benzina cala lentamente

25 giugno 2026
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La corsa dell'inflazione americana non si ferma a maggio. I prezzi al consumo sono saliti al 4,1%, ai massimi da tre anni, spinti dai prezzi dell'energia. Una doccia fredda per la Federal Reserve che arriva mentre le quotazioni del petrolio tornano ai livelli pre-guerra in Iran con l'accordo di pace e la riapertura dello Stretto di Hormuz.

La ripresa del transito da giorni spinge al ribasso i prezzi del greggio che, dopo aver sfondato quota 120 dollari al barile al picco della crisi in Medio Oriente, ora sono scesi al livello precedente al conflitto.

Guardando agli sviluppi delle ultime settimane, fra il Memorandum of understanding e i colloqui in Svizzera fra Teheran e Washington, il dato dell'inflazione di maggio misurata dall'indice PCE appare quindi datato.

A preoccupare gli osservatori è però il "core", quello meno volatile e al netto di energia e alimentari. A maggio è salito al 3,4% mostrando come le pressioni inflazionistiche siano ben al di là della sola benzina e riguardano la casa e, soprattutto, i servizi.

Un indice "core" a tale livello potrebbe costringere la Federal Reserve ad alzare i tassi di interesse entro l'anno. Una mossa controversa visto che a novembre ci sono le elezioni di metà mandato e considerato che il presidente Donald Trump ha nominato Kevin Warsh alla guida della banca centrale americana perché crede in bassi tassi di interesse.

A complicare il quadro è inoltre il lento calo dei prezzi della benzina rispetto a quelli del petrolio. Una flessione al rallentatore che ha spinto Trump a ordinare al Dipartimento di Giustizia di indagare sulle compagnie petrolifere per capire come mai i ribassi procedano a rilento.

"È probabile che l'inflazione abbia toccato il picco a maggio", osservano gli analisti convinti che la banca centrale dovrà correre ai ripari e aumentare il costo del denaro approfittando anche della resilienza dell'economia.

Il PIL americano infatti è cresciuto del 2,1% nel primo trimestre, più di quanto inizialmente previsto. I consumatori continuano a spendere nonostante il carovita, confermandosi il vero motore dell'economia.

I segnali positivi arrivati dall'economia americana rassicurano Wall Street. Sul Nasdaq incide però la trimestrale sopra le attese del produttore di chip Micron Technology che avrebbe dovuto avere come effetto quello di smorzare i timori degli investitori su una bolla dell'intelligenza artificiale. Pur volando a Wall Street, Micron non è riuscita invece ad allentare le paure.

Secondo quanto dichiarato al "Financial Times" dal responsabile degli investimenti di Allianz, Ludovic Subran, la decisione di SpaceX di lanciare la vendita di un bond da 25 miliardi poco dopo la sua IPO da record è un chiaro segnale che i mercati stanno entrando in "territorio bolla".

Ad agitare gli investitori è anche l'annuncio del rialzo dei prezzi da parte di Apple: Cupertino li aumenterà del 20% per i MacBook e gli iPad per far fronte alla "sfida senza precedenti" dei costi dei chip. "La rapida espansione dei data center per l'intelligenza artificiale sta facendo balzare la domanda per la memoria e lo storage", ha detto Apple confermando come, al di là di una possibile bolla, l'IA sta alimentando una nuova ondata di inflazione.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni