Secondo l'organizzazione la norma imporrebbe registrazioni preventive, rapporti su ogni contatto e pene fino a due anni, limitando l'advocacy
La nuova legge presentata in Argentina dal governo di Javier Milei per regolare l'attività di lobby "impedisce di fatto" a ong e gruppi della società civile "di partecipare al processo decisionale". Lo denuncia Human Rights Watch in una nota in cui si afferma che la nuova norma "imporrebbe oneri irragionevoli alle organizzazioni indipendenti per i diritti umani e ad altri gruppi della società civile che desiderano influenzare le politiche governative".
"Il governo ha ragione a voler regolamentare e garantire la trasparenza delle attività di lobbying, ma deve anche assicurare il diritto dei cittadini e delle organizzazioni argentine di partecipare ai dibattiti politici cruciali", ha dichiarato Juanita Goebertus, direttrice per le Americhe di Human Rights Watch.
"Il Congresso dovrebbe correggere le disposizioni eccessivamente ampie della legge per garantire che le organizzazioni per i diritti umani e altri soggetti possano operare senza indebite restrizioni", ha aggiunto.
Il disegno di legge attualmente all'esame della Commissione per gli Affari Costituzionali del Congresso, si sottolinea nella nota, "vieterebbe infatti tutte le comunicazioni volte a influenzare le politiche governative, a meno che l'ente e le persone coinvolte non si registrino preventivamente come lobbisti e non presentino rapporti dettagliati e tempestivi su ogni contatto e comunicazione", applicando pene detentive fino a due anni per chiunque si impegni in attività di lobbying non autorizzate.
Secondo Human Rights Watch, in assenza di correzioni il testo presentato dal governo "consentirebbe alle autorità esecutive di impedire arbitrariamente alle organizzazioni della società civile di svolgere tali attività". L'ong afferma quindi che "l'Argentina è tenuta a rispettare il diritto alla libertà di associazione e di espressione" e che "se il Congresso ha davvero a cuore la trasparenza, dovrebbe regolamentare tali attività senza indebolire l'azione di advocacy della società civile".