Talebani a Bruxelles per negoziati tecnici sui rimpatri
Estero

Talebani a Bruxelles per negoziati tecnici sui rimpatri

Delegazione di cinque esponenti incontrata dalla Commissione e da 15 Stati membri, visto belga di un giorno e proteste di ong e forze progressiste

23 giugno 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

I Talebani sbarcano a Bruxelles. Una delegazione di cinque esponenti del regime afghano, guidata dal portavoce del ministero degli Esteri Abdul Qahar Balkhi, ha incontrato i rappresentanti di 15 Stati membri a livello tecnico - sui cui nomi si mantiene il riserbo - in una riunione presieduta da funzionari della Commissione e dalla Svezia.

"I contatti con i rappresentanti delle autorità de facto dell'Afghanistan sono in corso da tempo", riferisce un portavoce della Commissione europea, ricordando che un "primo incontro si è tenuto in Afghanistan a gennaio" e che "questi contatti giungono in risposta a un'iniziativa di 20 Stati membri", guidata dal Belgio, in cui si chiede "alla Commissione di coordinare i contatti tecnici sul rimpatrio di persone che hanno commesso reati gravi o che rappresentano una minaccia per la sicurezza". Le decisioni sui rimpatri spettano agli Stati membri ma, se la Commissione è chiamata a svolgere il suo ruolo di coordinamento, non può tirarsi indietro, si giustifica l'Esecutivo Ue, respingendo le critiche di aver aperto le porte a feroci oscurantisti. In ogni caso, "l'Ue ha il mandato del Consiglio di mantenere un impegno operativo con le autorità de facto in Afghanistan" e "questo non significa in alcun modo un riconoscimento da parte della Commissione".

Per motivi di sicurezza i dettagli sulla data, i partecipanti e i luoghi dell'incontro sono stati tenuti segreti dalla Commissione. Il ministero degli Esteri belga ha riferito di aver concesso, suo malgrado e nonostante le pressioni, un visto a cinque esponenti del regime afghano, valido per un giorno e solo per il Belgio, e che non avrebbe potuto fare altrimenti perché, secondo i loro servizi di intelligence, le cinque persone non rappresentavano una minaccia per la sicurezza. Alla riunione si sono affrontati temi come l'identificazione dei rimpatriati, il rilascio dei documenti di viaggio e il loro rimpatrio.

L'attenzione si è concentrata sulle persone che hanno commesso reati gravi e che rappresentano una minaccia per la sicurezza, su una popolazione di un milione di afghani presenti in Europa. Dal canto loro, i Talebani, tornati al potere a Kabul nell'agosto 2021, potrebbero aver sfruttato l'occasione per cercare di instaurare rapporti e cercare legittimità: "Gli incontri sono stati costruttivi e speriamo che portino a sviluppi positivi", ha dichiarato un funzionario afghano sotto anonimato.

Protestano le organizzazioni umanitarie e le forze progressiste Ue. La delegazione talebana dovrebbe essere arrestata e non essere oggetto di dialogo politico, ha affermato la Federazione Internazionale per i Diritti Umani (Fidh), che raggruppa quasi 200 organizzazioni europee. "Il 16 giugno 2026, la Fidh ha presentato una denuncia penale al Procuratore federale belga in merito alla prevista visita", ricordando che "alti dirigenti talebani sono oggetto di mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale". "La Commissione europea ha toccato il fondo. È una pagina vergognosa per l'Europa: la Commissione sta dando legittimazione a un regime che massacra i diritti delle donne e delle bambine, che impone un'apartheid di genere", ha dichiarato l'eurodeputato del Pd Cecilia Strada.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali
Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni