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Svolta nell’inchiesta sui cecchini di Sarajevo

Gli inquirenti si concentrano su quattro italiani che avrebbero partecipato ai macabri safari umani degli anni Novanta

Un coppia di sarajevesi uccisa dai cecchini
(Keystone)
19 giugno 2026
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Svolta nell'inchiesta dei "cecchini del weekend" a Sarajevo: la Procura di Milano indaga per omicidio volontario aggravato da motivi abietti e crudeltà. Al centro del caso c’è il macabro "safari umano" degli anni 90, quando facoltosi occidentali pagavano somme di denaro per sparare sui civili inermi durante l'assedio bosniaco.

I Carabinieri del Ros hanno perquisito quattro italiani: un ex dipendente comunale di Genova residente nell'Alessandrino, un imprenditore brianzolo (che aveva rilasciato dichiarazioni in proposito, poi definite semplici “millanterie”. Che tuttavia ha ammesso di aver saputo da conoscenti dell'esistenza di viaggi organizzati per mercenari italiani), un ex camionista friulano ottantenne (il primo degli indagati, che si è difeso sostenendo di essersi recato nei Balcani all'epoca dei fatti esclusivamente per motivi di lavoro e di non aver mai messo piede in territorio bosniaco) e un toscano, i cui contorni non sono ancora chiari. Secondo quanto rivelato dal quotidiano The Times, le verifiche si starebbero estendendo anche a un aristocratico appartenente a una nota famiglia milanese.

KeystoneLe alture da cui sparavano i serbi

A dare impulso al caso è la testimonianza dell'ex compagna dell'indagato residente in Piemonte, che ha riferito degli incubi notturni dell’uomo dovuti agli omicidi commessi. In casa sua i militari hanno sequestrato un silenziatore e una fotografia decisiva. Sul retro del documento, che fungeva da lasciapassare per il fronte, erano impressi dei tratti grafici: per l'accusa si tratta della "conta dei morti" del cecchino. La difesa respinge l'addebito parlando di un totale errore di persona.

Le indagini svelano una rete transnazionale con centrali a Londra e in Belgio che gestiva i "turisti della morte". Per i sospettati italiani i punti di snodo erano Trieste e Belgrado, da cui venivano scortati fino alle colline attorno a Sarajevo. Già nel 1995 l'intelligence italiana e quella bosniaca si scambiarono dossier riservati nel tentativo di fermare il flusso.

KeystoneSarajevesi mentre si riparano dai cecchini
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