Estero

Oggi udienza per la moglie di Pedro Sánchez, possibile rinvio a giudizio

Begoña Gómez convocata per quattro presunti reati legati a una cattedra e a un software; accuse popolari chiedono misure cautelari e pene fino a 24 anni

15 giugno 2026
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Begoña Gómez, moglie del premier spagnolo Pedro Sánchez, è stata convocata oggi alle 18:00 dal giudice istruttore Juan Carlos Peinado nell'udienza preliminare, che potrebbe portarla a un processo con giuria popolare per quattro presunti reati.

La convocazione è stata decisa dal magistrato al termine della fase istruttoria per la "primera dama" e gli altri due indagati, la sua ex collaboratrice alla Moncloa, Cristina Álvarez, e l'imprenditore Juan Carlos Barrabés, assieme alle altre parti del procedimento - la pubblica accusa e le accuse "popolari" (figura prevista dalla procedura penale spagnola) - prima dell'eventuale rinvio a giudizio.

Le accuse ipotizzate sono: corruzione negli affari, malversazione, traffico di influenze e appropriazione indebita, legate alla gestione da parte di Gómez di una cattedra universitaria presso l'Università Complutense di Madrid e di un software per imprese sviluppato in ambito accademico.

Le accuse popolari, guidate dall'associazione ultraconservatrice HazteOír, hanno chiesto per la moglie del premier misure cautelari fra cui il divieto di espatrio, il ritiro del passaporto e l'obbligo di firma ogni 15 giorni, sostenendo l'esistenza di un "rischio di fuga" legato alle pene richieste, che arrivano fino a 24 anni di reclusione per Gómez, 22 anni per la sua segretaria e 6 anni per l'imprenditore Barrabés.

Le difese e la Procura, invece, hanno più volte chiesto l'archiviazione del caso, sostenendo l'assenza di reati. Dopo due anni di indagini, il giudice per le indagini preliminari intende invece rinviare il fascicolo al tribunale di Madrid per la fase dibattimentale davanti a una giuria popolare.

Il magistrato ha ordinato agli indagati di comparire di persona, avvisandoli che, in caso contrario, sarebbero stati "condotti dalla forza pubblica", poiché le alte condanne che affrontano "potrebbero provocare qualche condotta tendente a eludere l'azione della giustizia", secondo l'ordinanza citata dai media iberici.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni