Washington estende l'esenzione fino al 18 dicembre; il gas liquefatto di Sakhalin 2 ha rappresentato l'8,9% delle importazioni giapponesi di LNG nel 2025
Il governo di Tokyo ha ottenuto una proroga dell'esenzione da parte del Dipartimento del Tesoro Usa che consente le esportazioni di petrolio e gas dal progetto Sakhalin 2, nell'Estremo Oriente russo, verso il Giappone, fino al 18 dicembre prossimo. Gli Stati Uniti avevano inasprito le sanzioni contro Mosca dopo l'invasione dell'Ucraina del 2022, ma le transazioni legate a Sakhalin 2 erano state esentate fino al 18 giugno di quest'anno.
Il colosso energetico russo a controllo statale Gazprom detiene oltre il 70% delle quote del progetto, mentre le società giapponesi Mitsui & Co. e Mitsubishi Corp. ne possiedono rispettivamente il 12,5% e il 10%. Il gas naturale liquefatto (LNG) prodotto da Sakhalin 2 — considerato più competitivo di quello americano — ha rappresentato l'8,9% delle importazioni totali di LNG del Giappone nel 2025.
Nel novembre 2024 il Tesoro Usa aveva imposto restrizioni alle transazioni con Gazprombank, istituto finanziario legato a Gazprom, nell'ambito delle sanzioni per la guerra in Ucraina. Poiché gli scambi relativi a Sakhalin 2 sono regolati principalmente tramite Gazprombank, Tokyo ha più volte richiesto deroghe, accolte da Washington.
Lo scorso mese una petroliera proveniente dal nord dell'arcipelago è riuscita ad entrare in un porto giapponese per la prima volta dopo il peggioramento del conflitto in Medio Oriente. Nonostante il governo giapponese continui a valutare alternative allo Stretto di Hormuz, cercando forniture energetiche fuori dall'area mediorientale, considera le importazioni da Sakhalin 2 indispensabili per garantire la stabilità degli approvvigionamenti. La guerra, notano gli analisti, e soprattutto il protrarsi della chiusura dello Stretto — da cui prima passava un quinto del gas naturale liquefatto e del petrolio venduti al mondo — è stata una grossa opportunità economica per le esportazioni energetiche statunitensi, che hanno toccato i massimi storici.
A partire da maggio Washington ha decuplicato le proprie esportazioni di greggio verso Tokyo, con una prima fornitura arrivata ad aprile dall'Alaska. L'approvvigionamento da oltreoceano, a costi sensibilmente più elevati, ha avuto ricadute concrete sull'economia giapponese, che continuano a trasferirsi lungo la filiera fino ai consumatori finali.