Estero

Menchú accusa l'etichetta 'narco-terrorista' di delegittimare dissidenti in America Latina

La premio Nobel paragona l'uso del termine all'accusa di comunismo del passato, critica operazioni militari di Stati Uniti e Israele e difende le Nazioni Unite

13 giugno 2026
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Città del Guatemala, 12 giu. - La premio Nobel per la Pace guatemalteca, Rigoberta Menchú, ha sostenuto che il termine "narco-terrorista" viene oggi utilizzato in America Latina come in passato veniva impiegata l'accusa di comunismo per delegittimare oppositori e movimenti politici. In un'intervista all'AFP, l'attivista indigena e docente universitaria ha affermato che tali definizioni vengono spesso trasformate in uno "schermo" per reprimere il dissenso e colpire settori della sinistra politica.

Menchú, 67 anni, sopravvissuta alle violenze che colpirono la sua famiglia durante la guerra civile guatemalteca e insignita del Nobel nel 1992, ha richiamato il ricordo dell'Operazione Condor, la cooperazione tra diverse dittature sudamericane negli anni Settanta e Ottanta contro gli oppositori politici. Secondo l'attivista, l'attuale retorica sul narcoterrorismo riproporrebbe dinamiche già viste in passato.

La premio Nobel ha inoltre difeso il ruolo delle Nazioni Unite come principale strumento internazionale per la mediazione dei conflitti, pur riconoscendone i limiti. Ha infine criticato le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l'Iran e lodato la capacità di resistenza di Cuba di fronte alle pressioni provenienti da Washington.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni