Lo Stretto di Bab al-Mandab - che in arabo significa Porta delle lacrime perché la leggenda vuole sia stata teatro dell'apocalittico terremoto che separò l'Africa dall'Asia - torna sotto le luci dei riflettori, con gli Houthi che vogliono imporre il blocco alle navi israeliane e l'Iran che rinnova la minaccia di poterlo chiudere, impedendo il passaggio a tutti. Per il traffico marittimo internazionale, già colpito dalla crisi di Hormuz, sarebbe un altro durissimo colpo.
Lo Stretto, che collega il Mar Rosso con l'Oceano Indiano di fronte alle coste di Gibuti e dello Yemen, con i suoi 16 chilometri di ampiezza ricorda le Forche caudine, e impone la navigazione a un massimo di due navi da trasporto.
È strategico non solo perché è la porta di accesso sulla rotta verso il Canale di Suez, ma anche quella diretta all'oleodotto Sumed, che va dal terminal egiziano di Ain Sokhna nel Golfo di Suez, fino ad Alessandria. Insomma un'alternativa al Canale per il trasporto di oro nero dal Golfo al Mediterraneo.
Meno di dieci anni fa, nel 2017, il volume totale di petrolio transitato attraverso lo stretto di Bab al-Mandab era pari a circa il 9% del commercio marittimo complessivo di greggio e prodotti petroliferi raffinati. Poi è iniziato quello che sembra un inesorabile declino. A partire dal 2019 infatti è diventato un focolaio di tensioni regionali, tanto che l'allora inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, voleva creare una coalizione navale di alleati "volenterosi" per difendere le acque strategiche del Golfo Persico e del Mar Rosso.
Nel 2023 poi, con l'inizio del conflitto tra Israele e Hamas all'indomani delle stragi del 7 ottobre, Bab al-Mandab si è trasformato in un affaire globale: gli attacchi degli Houthi in sostegno dei palestinesi alle navi commerciali costrinsero giganti come la danese Maersk, una delle più grandi compagnie al mondo, a sospendere tutte le spedizioni di container attraverso il Mar Rosso. L'anno successivo finirono invece nel mirino di una selva di droni e missili due cacciatorpediniere statunitensi: grazie ai sistemi di difesa non si registrarono vittime né danni, ma il clamore fu enorme.
Così, nel 2025, secondo un rapporto dell'Ong Osservatorio internazionale per lo sviluppo sostenibile (Isdo), il traffico nell'area rimane "strutturalmente al di sotto dei livelli pre-crisi: i transiti nel Mar Rosso e a Bab al-Mandab sono scesi a circa il 35-40% dei volumi del 2023, e il traffico nel Canale di Suez all'inizio del 2026 rimane circa il 60% inferiore rispetto a prima dell'inizio delle deviazioni".
La rotta che passa per il Capo di Buona Speranza è certo più lunga di almeno due settimane e decisamente più costosa, ma è sicura, diverse compagnie la preferiscono da tempo. Inoltre, complice il cambiamento climatico e lo scioglimento dei ghiacci, la rotta Artica in prospettiva offrirà un collegamento marittimo tra l'Europa e l'Asia con una riduzione significativa di tempo e denaro. Si prevede che sarà la principale rotta in un non lontano futuro.
La Porta delle Lacrime rimarrà comunque strategica: è da qui che passano i cavi sottomarini per le telecomunicazioni che collegano pezzi di Europa, Africa e Asia, e nel 2024 un misterioso danneggiamento ha letteralmente oscurato pezzi di continenti. Una minaccia globale, un giro da miliardi in ballo, tanto finanche gli Houthi hanno sempre preso le distanze da eventuali operazioni di sabotaggio.