A Madrid, Leone sollecita investimenti in scuola, università e ricerca, critica le polarizzazioni e richiama la storia di dialogo
«Vengo tra voi a confermare, incoraggiare, ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo e una più profonda riconciliazione e cooperazione fra le diverse anime di questa Nazione. Proprio la sua storia suggerisce che non la cultura dello scontro, ma quella dell'incontro genera stabilità e prosperità. A ben vedere, il messaggio della pace, che in questi tempi, purtroppo, risuona per alcuni ingenuo, per altri provocatorio, trova accoglienza in chi non si chiude in ideologie preconfezionate ma si apre alla verità». Lo dice Papa Leone nel suo primo discorso in Spagna.
«Oggi, la tentazione di guadagnare popolarità soffiando sul fuoco delle polarizzazioni sembra crescere, invece di diminuire; la dignità umana non cessa di essere violata – ha detto Leone al Palazzo Reale di Madrid –. Allora abbiamo bisogno di cultura, di interiorità, di educazione libera e di qualità, di trascendenza. Eppure, da queste notti oscure, uomini e donne fedeli alla verità sono stati spinti ad avanzare di stanza in stanza fino al punto in cui, nella coscienza, giustizia e pace si abbracciano. È dalla loro libertà che impariamo a essere liberi».
«La Chiesa cattolica è al servizio di questa sete del cuore umano – aggiunge Leone –. Non in forma impositiva, ma con la testimonianza evangelica sostenuta da una moltitudine di martiri e santi, ed è pronta oggi a mettersi al servizio del futuro di un popolo che cerca riconciliazione e pace».
«Invito tutti ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realtà sociale e della sua storia, per passare dalle sterili semplificazioni all'apprezzamento della complessità. Vedo qui una specifica vocazione dell'Europa, di cui la Spagna è protagonista originale e fondamentale. È il dono che il Vecchio Continente può fare al mondo se vuole rimanere giovane, come giovane è chi sente di avere un futuro: apprezzare la complessità, non negarla, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici», auspica il Pontefice.
«Occorre, specialmente da parte di chi ha responsabilità economiche, politiche e istituzionali, un salto di qualità, un'inversione di rotta negli investimenti su scuola, università e ricerca, sulle comunità locali e sulla società civile come vivaio di partecipazione e di mediazione culturale. La sicurezza, che troppo spesso ci illudiamo venga da armi e muri, matura piuttosto nell'imparare a fare strada con l'altro, a crescere insieme, fianco a fianco».
Leone fa riferimento alla storia della Penisola iberica segnata dalla forte presenza musulmana e cita i filosofi Averroè e Maimonide. «Lo testimonia la vostra stessa storia. La presenza dell'Islam nella Penisola iberica costituì una realtà politica, culturale e religiosa di lunga durata. Durante quel periodo non vi fu soltanto confronto, si cercò di creare uno spazio di contatto, conversazione e dialogo sul senso della verità tra cristiani, musulmani ed ebrei».
«Evitiamo parole che umiliano o contrappongono – esorta infine, citando la sua enciclica Magnifica Humanitas –. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. Non benediciamo entusiasmi ingenui, non alimentiamo paure sterili. Piuttosto, indichiamo criteri di discernimento» come «dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace» e «traduciamoli in prassi: progettazione responsabile, valutazioni d'impatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace».