Estero

Ue propone deroghe temporanee al Patto di stabilità per investimenti in energia pulita

Commissione propone fino allo 0,6% del PIL in due anni per ridurre la dipendenza da gas e petrolio tramite clausole nazionali di sospensione

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Più flessibilità sui conti pubblici in cambio di investimenti verdi. La Commissione Ue propone di allentare i vincoli di bilancio per due anni, permettendo agli Stati membri di spendere lo 0,3% del PIL in più all'anno (quindi uno 0,6% complessivo). L'obiettivo è accelerare l'addio a gas e petrolio per garantire la sicurezza energetica dell'Unione.

La proposta, volta al «rafforzamento della resilienza strutturale del sistema energetico europeo e dell'accelerazione dalla transizione dai carburanti fossili», è contenuta nella comunicazione sul «Pacchetto di primavera» presentata oggi dalla Commissione Ue.

«Le misure che verrebbero considerate includerebbero sostegni a imprese e famiglie per ridurre la loro dipendenza da carburanti fossili, promuovere la decarbonizzazione, misure per accelerare l'elettrificazione, gli investimenti in reti elettriche, lo stoccaggio di elettricità (ad esempio batterie), il risparmio di energia e l'espansione delle fonti di energia pulite», afferma la Commissione Ue con un comunicato.

Le misure quindi non includono provvedimenti come il taglio delle accise con cui contenere i rincari dei carburanti effettuato in queste settimane dall'Italia o, in generale, provvedimenti che puntano a ridurre i prezzi dei carburanti fossili.

Sospensione del Patto di stabilità

Per ottenere questo margine, gli Stati membri dovranno farne richiesta nell'ambito delle loro Clausole nazionali di sospensione del Patto di stabilità e di crescita (Nec o National Escape clause) in merito alle misure assunte a partire da febbraio 2026. L'obiettivo, ribadisce Bruxelles, è «ridurre la dipendenza da carburanti fossili importati e in questo modo contribuire alla sicurezza e alla difesa europee».

Il limite all'1,5% del Pil di flessibilità delle clausole nazionali per le spese in difesa resta invariato. All'interno di questo limite viene consentito un limite annuale dello 0,3% del Pil specificamente per queste misure. Ma questo vale solo per i Paesi che non sono sotto procedura per deficit eccessivo (in altre parole, lo sforamento fino all'1,5% della soglia del deficit/Pil al 3% non comporta per questi Paesi l'apertura della procedura).

I Paesi in deficit eccessivo, invece, come ad esempio l'Italia, se utilizzano la clausola dovranno comunque tornare sotto la soglia del 3% del Pil, senza che sia scomputata dal deficit la spesa per la difesa, prima di poter uscire dalla procedura.

«Gli Stati membri avranno l'opportunità di richiedere l'espansione delle loro clausole nazionali di sospensione nei mesi a venire. Gli Stati che non hanno ancora richiesto l'attivazione della clausola nazionale di sospensione per la difesa potranno farlo in qualunque momento. La Commissione - si legge - valuterà tutte le richieste ricevute per assicurare che l'estensione o l'attivazione della clausola non metta a repentaglio la sostenibilità sul medio termine».

La Commissione aggiunge che fornirà ulteriori chiarimenti sulle procedure e i requisiti per questa flessibilità di bilancio.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni