Manovra interamente finanziata con nuovo debito, con 2.500 miliardi per sussidi alla benzina, 513 miliardi per gas e elettricità e risorse per le amministrazioni locali
A due mesi dall'inizio del nuovo anno fiscale, il governo giapponese ha presentato un bilancio supplementare da 3.113 miliardi di yen, pari a circa 15,35 miliardi di franchi, interamente finanziato con l'emissione di debito, per far fronte all'impennata dei prezzi energetici innescata dal conflitto in Medio Oriente.
La manovra aggiuntiva - la cui approvazione parlamentare è attesa per venerdì - si concentra sulla stabilizzazione dei costi di energia e carburante per famiglie e imprese, come ha ribadito il segretario di Gabinetto Minoru Kihara, nell'ottica di minimizzare i rischi legati alle "persistenti incertezze nello scenario mediorientale".
Un fondo di riserva da 2.500 miliardi di yen sarà destinato principalmente a rifinanziare i sussidi al prezzo della benzina, mentre 513 miliardi verranno stanziati per sostegni ai prezzi di gas ed elettricità nel trimestre luglio-settembre, periodo di punta per l'uso dell'aria condizionata, e 100 saranno messi a disposizione delle amministrazioni locali per interventi autonomi, tra cui agevolazioni per utenze a GPL e forniture per le imprese.
Il provvedimento riaccende il dibattito sulla tenuta dei conti pubblici giapponesi, dopo che i rendimenti dei titoli di Stato decennali hanno raggiunto i livelli più alti in quasi 30 anni, un segnale, secondo gli economisti, del crescente nervosismo dei mercati di fronte all'accumulo di nuovo debito.
Da marzo l'esecutivo ha già attinto a circa 800 miliardi di yen del fondo di riserva dell'anno fiscale 2025 - uno strumento normalmente riservato a calamità naturali e altre emergenze - per finanziare in via temporanea i sussidi alla benzina.
Anche la Banca del Giappone (BoJ) ha rivisto le proprie stime: ad aprile ha alzato le previsioni di inflazione e abbassato quelle di crescita, indicando che l'aumento del prezzo del greggio si trasmette ai prezzi al consumo soprattutto attraverso l'energia e i prodotti manifatturieri, in un contesto in cui le imprese continuano a incorporare nei prezzi i maggiori costi del lavoro.
A inizio settimana la premier Sanae Takaichi - che dall'inizio del conflitto ha evitato di criticare l'amministrazione Trump - ha avuto una conversazione telefonica con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, sollecitando l'apertura del passaggio a Hormuz.
Takaichi ha dichiarato che il governo prevede di garantire forniture stabili di greggio "fino alla prossima primavera" e che le fonti di approvvigionamento alternative di nafta al di fuori del Medio Oriente sono tornate a superare l'80% dei livelli precedenti alla crisi.
A partire da maggio il Giappone ha quadruplicato le importazioni di greggio dagli Stati Uniti rispetto ai livelli dell'anno precedente, nell'ambito di una più ampia strategia di diversificazione degli approvvigionamenti energetici. Una scelta che ha consentito di attenuare le criticità produttive, ma a costi sensibilmente più elevati, notano gli analisti, destinati a trasferirsi lungo la filiera fino ai consumatori finali.