Estero

Danimarca, terzo mandato per Mette Frederiksen che vira a sinistra

La premier forma una coalizione progressista senza maggioranza assoluta (82 su 179 seggi); programma con riforma sanitaria, cure dentarie gratuite e riduzione Iva sugli alimenti

2 giugno 2026
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Non c‘è due senza tre. La premier uscente e leader dei socialdemocratici Mette Frederiksen ha ufficializzato l'accordo che le consentirà di rimanere in sella al governo della Danimarca per la terza volta consecutiva dal 2019.

Ad annunciarlo è stata la stessa prima ministra, dopo un incontro sullo yacht reale Dannebrog con il re Federico X, che dovrebbe accogliere mercoledì il nuovo esecutivo ad Amalienborg. Un risultato affatto scontato dopo le elezioni parlamentari di marzo, che hanno segnato contemporaneamente la vittoria dei socialdemocratici e il loro peggior risultato elettorale dal 1903.

Per sopperire al calo dei consensi, Frederiksen ha costruito in oltre due mesi di trattative incerte una svolta a sinistra, mettendo insieme una coalizione di orientamento progressista formata dai social-liberali, dalla Sinistra Verde e dai moderati centristi, oltre che dal partito della stessa premier. Un governo privo di maggioranza assoluta che controllerà 82 dei 179 seggi totali del Parlamento danese, esponendosi così a una «possibile conclusione anticipata», secondo le prime previsioni degli analisti.

A certificare il nuovo orientamento dell'esecutivo è stato Pelle Dragsted, leader dell'alleanza Rosso-Verde, il cui sostegno è stato essenziale per la nascita del Frederiksen ter. Al centro del programma di governo ci sarà una riforma sanitaria, con le cure dentistiche che diventeranno «gratuite per tutti i danesi» entro un massimo di dieci anni, secondo Dragsted. Ancora, sono previste misure per rendere i trasporti pubblici più economici, costruire nuove abitazioni a prezzi accessibili, ridurre del 50% l'Iva sugli alimenti e abolirla sugli ortaggi.

Resta da definire la linea su altri temi che hanno infiammato la campagna elettorale come le pensioni, l'ipotesi di una patrimoniale, i diritti degli animali e l'immigrazione, cavallo di battaglia della prima ministra che ha progressivamente inasprito la politica migratoria danese per frenare il crescente sostegno all'estrema destra del Paese.

Nonostante le controversie che ne hanno indebolito il consenso, su tutte l'abbattimento di milioni di visoni nel 2020 per prevenire una presunta mutazione del SARS-CoV, la popolarità nei sondaggi di Frederiksen quest'anno è tornata a crescere, quando la premier ha mostrato sangue freddo nell'opporsi con decisione alle minacce di annessione della Groenlandia agitate dal presidente Usa Donald Trump. Nei sette anni al timone del Paese, inoltre, si è imposta come figura unificante rispetto alle questioni geopolitiche più delicate, sostenendo un massiccio aumento delle spese per la Difesa e schierandosi senza esitazioni contro l'aggressione russa in Ucraina.

Una leadership diventata fonte d'ispirazione per la serie televisiva ’Borgen', opera Netflix con protagonista una carismatica prima ministra danese, ora pronta a dirigere un nuovo episodio della vita politica del Paese.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni