Estero

L'IDF riconquista la fortezza di Beaufort simbolo della contesa

La bandiera della Brigata Golani in cima riporta alla memoria le guerre del 1982 e del 2006 e riapre il dibattito sulla presenza israeliana in Libano

31 maggio 2026
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La bandiera della Brigata Golani sulla vetta della fortezza di Beaufort riporta l'immaginario collettivo israeliano indietro di 44 e 26 anni.

Nel 1982 l'esercito israeliano (IDF) conquistò dalle mani dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) la postazione strategica, diventando il simbolo della prima guerra del Libano. Ne seguirono i quindici anni della "fascia di sicurezza" nel sud del Libano, in cui circa 600 soldati israeliani persero la vita, facendo scaturire un grande movimento di protesta popolare che spinse l'allora premier Ehud Barak a decidere, nel 2000, il ritiro. Allora il Beaufort fu l'ultimo avamposto lasciato dall'IDF.

Sulle reti sociali in molti ricordano oggi una delle scene più iconiche del cinema israeliano, quella del soldato Liraz che guarda per l'ultima volta l'avamposto esplodere, scoppiando in lacrime. È così che si chiude il film "Beaufort" - nel 2008 tra i finalisti agli Oscar come miglior film straniero - che racconta quella che sembrava allora una pagina chiusa, e traumatica, dell'esperienza militare israeliana.

"Oggi l'IDF torna in un posto dove nel 2000 ci eravamo ripromessi di non tornare", dice all'ANSA Yoav Krakovsky, giornalista della tv pubblica israeliana KAN 11, per cui, da giovane cronista, seguì allora il ritiro delle truppe.

"In realtà ci siamo tornati anche nel 2006, seppur per poco, durante la Seconda guerra del Libano. In tutti questi anni c'è stata un'ambivalenza tra diverse concezioni: Israele non voleva rientrare via terra in Libano, ma così ha perso il polso della continua costruzione di infrastrutture di Hezbollah sul campo. La bandiera israeliana su Beaufort vuole mandare in primis un messaggio alla popolazione del nord d'Israele, dopo anni che sono sotto fuoco", spiega Krakovsky.

"Non c'è oggi una decisione di occupare il sud del Libano ad oltranza, ma non è detto che la realtà sul campo, e questo governo che manca di visione strategica, non ci ritrascinino in questo scenario".

Jonathan ElKhoury parla di "sensazione di déjà-vu, mista a una nuova speranza". Nel 2000, a 9 anni, ElKhoury venne evacuato in Israele nell'ambito di un programma di protezione per i soldati e i familiari dell'Esercito del Sud del Libano, che aveva combattuto insieme all'IDF durante gli anni della prima fascia di sicurezza.

"La speranza è nel dialogo con il governo libanese. Oggi vediamo che in Libano sempre più voci puntano il dito contro Hezbollah come parte del problema, che ha de facto 'invitato' l'IDF sul suolo libanese, aggregandosi alla guerra di Hamas prima e dei Pasdaran poi", spiega all'ANSA ElKhoury.

E se David Azulay, il sindaco di Metulla, una delle cittadine più colpite dagli attacchi di Hezbollah, vede nella conquista della fortezza crociata da cui si controllano anche le sorti della Galilea un momento chiave "per la restituzione della sicurezza ai residenti del nord", l'altra faccia della medaglia è racchiusa nelle parole di Joseph Cedar, il regista di "Beaufort", che in un'intervista a Ynet parla di "immagine deprimente".

"Non riesco a comprendere l'entusiasmo per la conquista di una vetta che un tempo è stata forse simbolo di eroismo, ma che ora è simbolo dell'essere intrappolati in un circolo vizioso di sangue".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni