I giudici della Suprema Corte hanno quindi annullato, senza rinvio, il via libera della Corte d'Appello di Roma alla richiesta brasiliana di estradare l'ex parlamentare bolsonarista - ora detenuta nel carcere di Rebibbia - condannata appunto in due processi dalla Corte Suprema Federale (Stf) a un totale di oltre 15 anni di reclusione.
Ma si tratta del primo giudizio, afferente alla condanna a 10 anni di reclusione per aver violato i sistemi informatici del Consiglio Nazionale della Giustizia (Cnj). Il reato venne commesso con l'aiuto dell'hacker Walter Delgatti Neto, condannato a otto anni e tre mesi di reclusione, e aveva lo scopo di minare la credibilità del potere giudiziario, anche con l'inserimento di un falso mandato di arresto contro il giudice brasiliano Moraes.
Nelle prossime settimane è atteso il secondo e definitivo verdetto sulla esponente dell'estrema destra ed ex deputata del Partito liberale (Pl) fuggita in Italia per evitare la galera: la Corte dovrà infatti esaminare la domanda di estradizione che viene da Brasilia in seguito alla condanna di altri 5 anni e 3 mesi inflitta dai giudici brasiliani a Zambelli per avere inseguito a mano armata nelle strade di San Paolo un sostenitore di Luiz Inacio Lula da Silva alla vigilia del ballottaggio presidenziale del 2022.
L'ex deputata, che possiede la cittadinanza italiana, ha lasciato il Brasile a maggio. Prima di trasferirsi in Italia, è passata anche per gli Stati Uniti. Per questo motivo, è considerata una latitante dalla giustizia brasiliana.
Detto questo, dopo il verdetto della Cassazione, uno degli avvocati di Zambelli, Alessandro Sammarco, ha ribadito alla stampa brasiliana che la sua difesa "si è basata sulle numerose irregolarità procedurali verificatesi in Brasile" che "secondo l'ordinamento giuridico italiano", sono "incompatibili con l'estradizione".
Il legale dell'ex parlamentare ha anche menzionato un peggioramento delle condizioni di salute dell'ex deputata a causa della presunta mancanza di cure adeguate.