Estero

Uccisa nel 2008, Cassazione annulla la condanna al compagno

22 maggio 2026
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Tatiana Tulissi non è stata uccisa dal suo compagno Paolo Calligaris. La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato oggi la sentenza di secondo grado a carico dell'imprenditore friulano, che a marzo 2025 era stato condannato dalla Corte d'Assise d'Appello di Venezia a 16 anni di reclusione. Tatiana era stata uccisa a colpi di pistola a Manzano (Udine) l'11 novembre 2008. A distanza di quasi 18 anni il colpevole al momento non ha ancora un nome.

I giudici della Suprema Corte - rendono noto gli avvocati difensori di Calligaris, Rino Battocletti, Alessandro Gamberini e Cristina Salon - hanno annullato la sentenza d'appello senza rinvio perché l'imputato "non ha commesso il fatto". Per Calligaris si tratta della settima sentenza in una vicenda processuale complessa e nella quale si è sempre proclamato innocente.

L'11 novembre Tulissi, 37 anni, era rientrata da poco dal lavoro di impiegata in un'azienda di Percoto (Udine) e stava prendendo della legna da ardere nel giardino della villa dove viveva assieme a Calligaris. Fu dapprima tramortita con un corpo contundente al capo e poi uccisa con tre colpi di pistola calibro 38, arma mai trovata.

L'iter processuale, fortemente indiziario, a carico del compagno cominciò a Udine, dove nel 2019 fu condannato in udienza preliminare. Due anni dopo fu assolto dalla Corte d'Assise d'Appello di Trieste con la formula "perché il fatto non sussiste". La sentenza venne definita "coraggiosa" dalla difesa di Calligaris, ma nel 2022 venne annullata per decisione della Cassazione, che rinviò il processo all'Assise d'Appello di Venezia, che il 20 dicembre 2023 confermò i 16 anni di reclusione. La difesa ricorse nuovamente in Cassazione e il 13 settembre 2024 la sezione presieduta da Rossella Catena annullò ancora una volta la decisione di secondo grado, rinviando il processo davanti a un'altra sezione dell'Assise d'Appello di Venezia, la quale a marzo 2025 condannò l'uomo a 16 anni di reclusione. Una decisione alla quale si era appellato il pool difensivo. Oggi la richiesta di annullamento è arrivata anche dal procuratore generale della Cassazione.

"Dopo quasi 18 anni dal delitto viene riconosciuta l'estraneità del nostro difeso da quel crimine - affermano i legali - 18 anni nei quali Calligaris ha avuto la sua vita sconvolta, additato ingiustamente agli occhi dell'opinione pubblica come l'autore dell'omicidio della compagna che amava". Inizialmente la posizione dell'uomo era stata archiviata, poi nel 2015 le indagini erano state riaperte: "un accanimento non sostenuto da alcun elemento di prova nuova", insiste la difesa. "L'alternarsi di sentenze di assoluzione a sentenze di condanna" ha dimostrato negli anni "il carattere inconsistente e privo di ogni certezza dell'accusa". Una pista "solida" alternativa c'era, secondo i legali, quella "individuata dai carabinieri del Roni di Udine", ovvero un tentativo di rapina finito in tragedia. Ma "le condanne pronunciate dalle Corti veneziane hanno calpestato il ragionevole dubbio che il sospetto rapinatore fosse diversamente l'autore del delitto. Condanne che rappresentano - concludono i legali - un esempio di come non si debba fare giustizia".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni