Estero

Electrolux, Ciriani (FdI-ECR) avverte di difendere Porcia e la filiera del Nord Est

Chiede un nuovo piano industriale senza licenziamenti collettivi, investimenti e innovazione e correzioni al CBAM per proteggere l'industria europea

20 maggio 2026
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"Il caso Electrolux è un campanello d'allarme che nessuno può permettersi di sottovalutare: famiglie, lavoratori, stabilimenti strategici e un indotto produttivo fondamentale, parte dell'economia del Fvg e del Nord Est. Inaccettabile è il piano dell'azienda. Bene il Governo Meloni che ha chiesto un nuovo piano industriale senza licenziamenti collettivi e fondato su investimenti, innovazione e tutela della capacità produttiva italiana". Così l'europarlamentare Alessandro Ciriani (FdI-ECR).

"Ma la crisi Electrolux - aggiunge Ciriani - ci dice anche che l'industria europea non può essere lasciata sola di fronte a regole che, formalmente nate per difendere ambiente e competitività, rischiano di trasformarsi in un boomerang contro chi produce in Europa. In questo quadro si inserisce il tema CBAM, che va affrontato urgentemente e senza ipocrisie. Oggi componenti, parti e semilavorati importati e utilizzati nella produzione europea possono subire un aggravio di costi legato al carbonio, mentre il prodotto finito realizzato in Paesi extra-UE, come in Cina, e importato nell'UE non è sottoposto allo stesso trattamento. È un controsenso, che penalizza il Made in Europe, premia chi delocalizza e indebolisce le filiere industriali che l'Europa dice di voler proteggere", spiega. Ciriani, che segue il dossier per il gruppo ECR-FdI, lavora al negoziato sulla revisione del CBAM. "Se la distorsione non verrà corretta, il rischio è che l'Europa finirà per tassare la propria industria e lasciare un vantaggio competitivo a chi produce fuori dai nostri confini".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni