Il progetto NATO Fuel Pipeline mira a ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz; collegherebbe Turchia, Bulgaria e Romania e costerebbe 1,2 miliardi di dollari
La Turchia ha proposto un corridoio per rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento di carburante per i membri della NATO lungo il fianco orientale dell'Alleanza e per ridurre la dipendenza dai rifornimenti provenienti dallo Stretto di Hormuz, il cui attraversamento è ristretto per il conflitto tra USA, Israele e Iran.
"Il progetto NATO Fuel Pipeline è un progetto autonomo all'interno di un pacchetto di capacità concepito per rafforzare l'approvvigionamento energetico degli alleati sul fianco orientale della NATO, utilizzando i fondi comuni della NATO, ed è attualmente in attesa di approvazione in seno all'Alleanza", ha annunciato il portavoce del ministero della difesa di Ankara durante una conferenza stampa a Seferihisar.
"Questo progetto riveste particolare importanza alla luce dei recenti sviluppi nello Stretto di Hormuz, in quanto mira a ridurre la dipendenza dell'Alleanza dal trasporto marittimo di carburante e a migliorare l'approvvigionamento e l'interoperabilità della NATO in materia di carburante", ha aggiunto il funzionario, senza rivelare ulteriori dettagli ma dichiarando che "il progetto è cinque volte più conveniente rispetto alle alternative e, se approvato, sarà operativo in tempi molto più brevi".
Secondo quanto riportato da Bloomberg la scorsa settimana, citando fonti anonime a conoscenza della questione, il corridoio energetico collegherebbe la Turchia alla Romania passando per la Bulgaria; la sua realizzazione avrebbe un costo di 1,2 miliardi di dollari (circa 950 milioni di franchi al cambio attuale), mentre la decisione per realizzare il progetto o meno potrebbe essere presa durante il vertice della NATO in programma il 7 e l'8 luglio ad Ankara.