L'appuntamento più importante della Plenaria di maggio a Strasburgo non era previsto in Aula, ma in una sala nascosta nei meandri del Louise Weiss, il principale edificio dell'Eurocamera.
È lì, in piena notte, che potrebbe consumarsi l'ultima tappa del difficilissimo negoziato tra le istituzioni europee sull'accordo di Turnberry. Dopo l'ennesimo rinvio, infatti, i negoziatori di Consiglio, Commissione e Parlamento europeo hanno fissato per il martedì alle 21 quello che potrebbe essere l'appuntamento - il cosiddetto trilogo - decisivo per dare il via libera all'intesa sui dazi con gli Usa.
A ridosso dell'inizio del negoziato, all'Eurocamera si respirava un'aria di acuto ottimismo. Una lista di punti, concordati a livello tecnico, è stata preparata per l'inizio del trilogo. A tutte le parti è chiaro un punto: il tempo stringe, e un nuovo rinvio potrebbe innescare una reazione furiosa di Donald Trump.
I pontieri della Commissione, e la stessa Ursula von der Leyen nel colloquio telefonico di una decina di giorni fa, hanno respinto l'ultima minaccia della Casa Bianca, quella di alzare i dazi al 25% - la tariffa concordata in Scozia e del 15% - per l'automotive europeo. Trump ha dato all'Europa tempo fino a luglio.
Ma una nuova fumata nera potrebbe nuovamente scombussolare ogni piano. L'interlocutore americano è e resta imprevedibile, e questo è un punto chiaro innanzitutto ai vertici di Palazzo Berlaymont. I giochi, però, non sono ancora chiusi. Le clausole di garanzie volute dal Parlamento continuano a destare più di una perplessità nel Consiglio Ue e nella Commissione. Ma, per chi le sostiene, restano al momento l'unico paracadute possibile di fronte alle bizze del tycoon. A tenere banco, anche in quest'ultima curva di colloqui, saranno quindi le clausola di sospensione e quelle 'sunrise' e 'sunset'.
La loro funzione è stato chiara fin dall'inizio: evitare che il patto di Turnberry si trasformasse in un assegno in bianco a favore di Donald Trump. L'intesa sostenuta dagli eurodeputati si incardina dentro una rete di garanzie: durata limitata a due anni, controlli sull'attuazione e possibilità di sospendere i benefici se gli Stati Uniti cambieranno le carte in tavola.
Un compromesso orchestrato dal socialista Bernd Lange che ha preso forma grazie all'asse tra Ppe, Socialisti e Liberali, con il sostegno anche dei Conservatori dell'Ecr, destinato a scontrarsi con i governi che chiedono più pragmatismo.
La clausola di sospensione è il vero grilletto politico dell'impianto: prevede che l'Ue congelare gli sconti tariffari concessi ai prodotti americani non solo se gli Stati Uniti alzeranno i dazi oltre il tetto del 15%, ma anche se introdurranno nuove tariffe settoriali - dall'automotive all'agroalimentare - o adotteranno misure considerate discriminatorie verso le imprese europee. Dentro il testo è entrato persino il riferimento alla "coercizione economica".
Poi c'è la clausola 'sunrise', pensata come una sorta di interruttore iniziale: l'accordo non entrerà automaticamente in vigore dopo la firma, ma scatterà solo se l'amministrazione Trump rispetterà integralmente gli impegni presi. Infine la 'sunset clause', il timer politico dell'intesa: tutto scadrà il 31 marzo 2028 salvo rinnovo esplicito.
E' molto difficile che lo schema delle tre clausole resti invariato. Un punto di incontro, veniva spiegato poco prima dell'inizio del negoziato, è vicino. E non potrà che prevedere un parziale ammorbidimento delle clausole di garanzie previste inizialmente. E poi c'è un punto politico di fondo: l'Ue deve mostrarsi un partner affidabile non solo nei riguardi degli Usa ma davanti al mondo.
Il 22 maggio Antonio Costa e Ursula von der Leyen firmeranno una partnership senza precedenti con il Messico. Allargando la rete commerciale che, nella strategia della Commissione, resta la maniera più efficace per contrastare la politica economica di Trump.