Estero

Starmer si affida al Discorso del Re, ma nel Labour ormai è guerra

13 maggio 2026
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Un rito all'insegna della tradizione più immutabile - fra carrozze, cavalli e corona - per provare a dare prospettive di futuro a un esecutivo e a un primo ministro precari come non mai: investiti da una crisi politica che minaccia di farli apparire agli sgoccioli. E' il paradosso proiettato su Keir Starmer dalle immagini della cerimonia solenne del cosiddetto King's Speech, la lettura del programma di priorità legislative che il Governo di turno britannico affida al sovrano regnante nel giorno dell'inaugurazione d'una nuova sessione parlamentare annuale.

Rito segnato stavolta da una giornata perlopiù piovosa, a cui fanno da sfondo i venti di rivolta che continuano a spirare sul premier laburista dopo la rovinosa debacle elettorale del voto amministrativo del 7 maggio. Mentre Wes Streeting, ambizioso ministro della Sanità 43enne, viene già indicato sul piede di guerra: pronto a lanciare una sfida formale a Starmer, come primo e più scalpitante dei potenziali pretendenti a sostituirlo a capo del Governo e di un partito spaccato.

Determinato a resistere a oltranza, come ha detto e ripetuto da giorni, sir Keir ha liquidato in mattinata il potenziale congiurato in un gelido incontro a Downing Street durato appena un quarto d'ora. Nemmeno il tempo di un caffè, secondo i media, che evocano una rottura ormai insanabile confermata da vari "alleati" del giovane ministro nel gruppo parlamentare del Labour. Suggello d'una resa dei conti incombente, salvo sorprese, rinviata solo in omaggio alla liturgia istituzionale del King's Speech.

Liturgia alla quale Starmer comunque si aggrappa, deciso a raccogliere la sfida (se ci sarà) e a non mollare lo scranno (finché potrà). La sua promessa in extremis è quella di avviare ora quelle "riforme radicali" non fatte in due anni di Governo. La parola d'ordine è invece "stabilità", richiamata come un mantra anche nel dibattito alla Camera dei Comuni seguito alla cerimonia della lettura del programma annuale elencato attraverso la voce compassata di Carlo III - con al fianco la regina Camilla e tutte le insegne regali in bella mostra - nel Discorso del Re tenuto a Westminster a Camere riunite.

La lista, lunga quanto vaga, include una serie di proposte legislative e d'impegni politici. Spicca l'obiettivo, ampiamente preannunciato, di aprire una stagione post Brexit di rapporti più stretti con l'Ue, "commerciali" in primis, iniziando dal ripristino di un qualche allineamento normativo. Ma anche la rinnovata rassicurazione sul sostegno al popolo dell'Ucraina, "in prima linea nella lotta per la libertà", e sulla fedeltà alla Nato in "un mondo sempre più pericoloso e instabile".

"Ogni elemento della sicurezza energetica, della difesa e dell'economia nazionale sarà messo alla prova", ha letto ancora il monarca, citando - fra i 35 disegni di legge delineati nel testo - provvedimenti per contrastare la "minaccia crescente degli Stati ostili", rafforzare la cyber-sicurezza, scommettere sull'indipendenza energetica del Regno puntando su fonti rinnovabili e nucleare di ultima generazione.

Solo parole, ha replicato più tardi irridente, a nome delle opposizioni, la leader conservatrice Kemi Badenoch, secondo la quale la verità è che Starmer è già un'anatra zoppa, "in carica ma non più al potere", privato del controllo di un Governo e di un partito in preda "al caos". Badenoch ha poi preso di mira proprio Streeting, seduto accanto a sir Keir sui banchi del Governo forse per l'ultima volta: "Sappiamo tutti cosa sta tramando".

Il riferimento è alla raccolta delle 81 firme di colleghi deputati laburisti, il 20% del totale, che il titolare della Sanità pare stia conteggiando per cercare di raggiungere il tetto minimo di sostenitori necessario a imporre a Starmer la disfida. Preparandosi alle dimissioni con una mossa destinata nel caso a mettere in moto pure le correnti più progressiste del Labour, che puntano a un cambiamento di linea politica opposto a quello simboleggiato da Streeting (esponente della destra interna post blairiana) e potrebbero candidare l'ex vicepremier Angela Rayner.

Se non dovesse esserci il tempo di far rientrare prima in Parlamento il popolare sindaco di Manchester, Andy Burnham. Il tutto mentre i sindacati affiliati al movimento laburista, cruciali assieme agli iscritti in un'eventuale battaglia sulla leadership, anticipano il loro verdetto: "Keir Starmer non guiderà il partito nelle prossime elezioni politiche".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni