Estero

MO: guerra fa volare colossi del petrolio, boom dei profitti di Bp

28 aprile 2026
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L'impennata dei costi degli idrocarburi, legata alla guerra innescata in Medio Oriente dagli attacchi di Usa e Israele all'Iran, fa volare i conti dei colossi petroliferi. Lo confermano i dati sul primo trimestre del 2026 resi pubblici oggi dal gigante britannico Bp, che indicano profitti pari a oltre i 3,8 miliardi di dollari fra gennaio e marzo, contro i 687 milioni dello stesso periodo del 2025.

Dati frutto di una situazione "eccezionale" sui mercati, riconosce la nuova direttrice generale Meg O'Neill, sottolineando tuttavia "nell'insieme" come l'attività dell'azienda proceda "bene" verso "il raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2027".

Intanto, l'Iran sta "cercando freneticamente" nuove modalità di stoccaggio ed esportazione del petrolio che produce, dato che il blocco navale imposto dagli Usa nell'area dello stretto di Hormuz sta provocando seri problemi in questo senso alla Repubblica Islamica: è quanto riporta il Wall Street Journal, aggiungendo che, tra i metodi a cui prova a ricorrere, ci sono la riattivazione di 'junk storage', ovvero depositi di fortuna con container "improvvisati" o in disuso, e il trasporto verso la Cina attraverso un corridoio ferroviario.

L'obiettivo di queste misure è di "ritardare una crisi infrastrutturale" legata all'impossibilità di esportare il petrolio via mare, spiega ancora il Wsj.

Il giornale cita la società di analisi Kpler, secondo cui le esportazioni di greggio e derivati è scesa da 2,1 milioni di barili al giorno in media a 567'000 barili al giorno dopo il 13 aprile, quando è partito il blocco navale statunitense. La stessa società aggiunge che, data la situazione, Teheran ha già iniziato a tagliare la produzione.

Dal canto loro, milioni di iraniani hanno perso il lavoro e fino a 4,1 milioni di persone potrebbero cadere in povertà a causa del conflitto tra il loro Paese e Stati Uniti e Israele. Lo scrive Cnn che cita dati del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp), ricordando come l'economia iraniana già versasse in condizioni disastrose prima del conflitto, con un reddito nazionale pro capite crollato da circa 8'000 dollari nel 2012 a 5'000 dollari nel 2024, per inflazione, corruzione e sanzioni.

Ora le prospettive sono persino peggiori. Secondo l'Undp, i danni materiali causati da migliaia di raid aerei hanno provocato sfollamenti diffusi. Più di 23'000 fabbriche e aziende sono state colpite, riporta il media EcoIran. Ciò ha comportato la perdita diretta di un milione di posti di lavoro, ha detto il viceministro del Lavoro iraniano, Gholamhossein Mohammadi. La ricaduta sull'indotto ha causato la perdita di un altro milione di posti lavoro, secondo le stime della testata iraniana Etemad Online.

L'interruzione delle spedizioni, e quindi delle importazioni, ha inoltre destabilizzato la già fragile economia iraniana, "mettendo a rischio il 50% dei posti di lavoro e spingendo un ulteriore 5% della popolazione nella povertà", secondo Hadi Kahalzadeh del Quincy Institute, un think tank di politica estera. Secondo i dati ufficiali, il tasso di inflazione annuale a marzo ha raggiunto il 72%, ma per i beni di prima necessità è molto più elevato.

Nel frattempo, il capo del Mossad, l'agenzia di spionaggio esterno israeliana, ha elogiato le operazioni "innovative" dell'agenzia nella guerra contro l'Iran e Hezbollah, affermando che ha acquisito informazioni "dal cuore dei segreti del nemico". "Nelle campagne contro l'Iran e Hezbollah, abbiamo lavorato fianco a fianco con le Forze di Difesa Israeliane (Idf), sia in difesa sia in attacco", ha detto David Barnea, riferendosi all'esercito israeliano.

Barnea è intervenuto a una cerimonia nel quartier generale del Mossad ieri, ma il suo intervento è stato pubblicato oggi. "Abbiamo acquisito informazioni strategiche e tattiche dal cuore dei segreti del nemico", ha detto Barnea, aggiungendo che il Mossad ha "dimostrato nuove e innovative capacità operative nei Paesi bersaglio". Barnea ha affermato che l'esercito e il Mossad hanno cambiato la "posizione strategica" di Israele e "rafforzato la sua potenza", ma ha aggiunto che l'agenzia "non si adagerà sugli allori". "Quando vediamo una minaccia, agiremo con tutta la nostra forza", ha detto.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni