Sono oltre 500 i detenuti che sono morti dal 2022 nelle carceri di Nayib Bukele, il presidente de El Salvador. Lo rende noto El Pais citando alcuni documenti della polizia e un rapporto dell'organizzazione Scorro juridico humanitario (Sjh). Queste carte rivelano numerosi abusi e tentativi di insabbiare omicidi avvenuti durante la lotta contro le bande criminali in El Salvador.
Dall'inizio dello stato di emergenza, deciso poco più di quattro anni fa, l'amministrazione Bukele, insediatasi nel 2019, si è impegnata a negare o nascondere i decessi nelle sue carceri. Lo stesso presidente, quando i cadaveri hanno iniziato ad accumularsi, ha affermato che si trattava di "morti naturali".
Quando il bilancio delle vittime raggiunse quota 90 nel novembre 2022, il ministro della Sicurezza e della Giustizia, Gustavo Villatoro, riconobbe pubblicamente la cifra, ma la definì "normale", aggiungendo che "alcune istituzioni" stavano indagando sugli eventi. Otto mesi dopo, il Procuratore Generale, Rodolfo Delgado, ordinò l'archiviazione di 142 casi, sostenendo che le morti non costituivano "alcun reato", pur senza fornire alcuna prova.
In particolare, l'organizzazione Sjh ha documentato 517 casi di decessi in custodia in El Salvador. Ha inoltre raccolto centinaia di testimonianze e documenti dai familiari delle vittime. L'archivio rivela un modello persistente di abusi e negligenza statale. Registra nomi, età, date di decesso e istituti penitenziari. Inoltre, l'organizzazione documenta se le vittime erano state identificate come membri di bande criminali, se erano sotto processo o condannate, la causa del decesso e se presentavano segni di tortura.
I dati di Sjh rivelano che il 30% dei detenuti è morto per cause violente o torture; un altro 32% per negligenza medica; e il restante per cause non specificate. Inoltre, il 92% è morto senza essere stato condannato e il 94% non era nemmeno stato identificato come membro di una banda criminale. Alla fine di marzo, El Pais ha rivelato che oltre 33'000 dei 92'000 detenuti non erano stati identificati come membri o collaboratori di bande criminali prima dell'attuazione del provvedimento di custodia.