Estero

Esportazioni giapponesi in crescita del 11,7% a marzo

La domanda di componenti per l'IA spinge l'export, nonostante le tensioni geopolitiche.

22 aprile 2026
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Le esportazioni giapponesi hanno registrato un incremento per il settimo mese consecutivo, con un aumento dell'11,7% a marzo. Questo risultato è stato principalmente sostenuto dalla forte domanda di componenti per l'intelligenza artificiale, nonostante le incertezze geopolitiche legate al conflitto in Medio Oriente.

Nel mese di marzo, il Giappone ha registrato un surplus commerciale di 667 miliardi di yen, pari a circa 3,6 miliardi di euro, un dato inferiore alle aspettative del mercato. Le importazioni, invece, sono aumentate del 10,9%, influenzate negativamente dai costi energetici elevati.

Il Giappone ha chiuso l'anno fiscale 2025, che va da aprile 2024 a marzo 2025, con un deficit commerciale di 1.710 miliardi di yen, equivalenti a 9,1 miliardi di euro. Questo rappresenta il quinto anno consecutivo di deficit, sottolineando le fragilità strutturali e geopolitiche persistenti.

Nel complesso, l'export giapponese è cresciuto del 4%, grazie soprattutto ai semiconduttori e ai dispositivi elettronici. Tuttavia, le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno subito una contrazione del 6,6%, con un calo significativo del 15,9% nel settore automobilistico. Questo rappresenta il primo calo in cinque anni, nonostante i dazi statunitensi siano stati ridotti parzialmente a settembre, ma rimangono ancora sei volte superiori ai livelli pre-2024.

Le tensioni in Medio Oriente continuano a influenzare negativamente le esportazioni giapponesi, con un crollo del 45,9% verso la regione a marzo e un calo del 36,8% nelle spedizioni di auto. Il governo giapponese ha chiarito che i dati di marzo riflettono ancora approvvigionamenti precedenti all'escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Sono in corso sforzi per diversificare le fonti energetiche, inclusi acquisti di gas dagli Stati Uniti.

Le aziende giapponesi esprimono preoccupazione per l'aumento dei costi del petrolio e le interruzioni nella fornitura di nafta, una materia prima essenziale per la petrolchimica, che hanno già portato alcune imprese a rallentare la produzione.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni