Il Giappone e gli Stati Uniti concordano nel mantenere un canale di comunicazione "stretto e costante" per fronteggiare la crisi nello Stretto di Hormuz, dove il blocco deciso dall'Iran minaccia la sicurezza energetica globale. Lo hanno stabilito il ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi e il segretario di Stato Usa Marco Rubio nel corso di una comunicazione telefonica, primo contatto diretto tra i due diplomatici dall'avvio delle operazioni militari statunitensi e israeliane contro Teheran lo scorso mese. Il colloquio, è avvenuto in vista del summit bilaterale previsto giovedì a Washington tra la premier giapponese Sanae Takaichi e il presidente Donald Trump.
Durante il confronto, Motegi ha ribadito che la sicurezza della navigazione nello stretto è di "importanza critica per la comunità internazionale e per il Giappone", con Tokyo che dipende dal Medio Oriente per oltre il 90% delle sue importazioni di greggio. Fonti diplomatiche citate dall'Agenzia Kyodo precisano che nel corso del colloquio non è stata avanzata una richiesta formale specifica al Giappone; tuttavia, Motegi ha assicurato che Tokyo continuerà a compiere "tutti i possibili sforzi diplomatici" in cooperazione con la comunità internazionale e gli Stati Uniti.
La questione rimane delicata per l'esecutivo giapponese a causa dei vincoli costituzionali che limitano l'impiego delle Forze di Autodifesa (Sdf) all'estero in scenari di combattimento, sebbene sia prevista la possibilità di scorte navali limitate per navi legate al Giappone.
Il ministro Motegi ha inoltre intrattenuto colloqui telefonici separati con il suo omologo dell'Arabia Saudita, principe Faisal bin Farhan Al-Saud, e lo sceicco degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah bin Zayed Al Nahyan, per affermare la cooperazione nella de-escalation e garantire la stabilità delle forniture di greggio, nonché la sicurezza dei cittadini giapponesi nella regione.