Il primo ministro Salam avverte di una possibile catastrofe umanitaria
Il bilancio degli attacchi israeliani in Libano, avvenuti tra il 2 e il 5 marzo, è salito a 123 morti e oltre 600 feriti, secondo quanto riportato dal ministero della sanità libanese. A queste cifre si aggiungeranno le vittime degli attacchi odierni, che hanno colpito il sud del Paese, Beirut e la valle della Bekaa.
Il primo ministro libanese, Nawaf Salam, ha lanciato un allarme riguardo a una possibile "catastrofe umanitaria" a causa dello sfollamento di centinaia di migliaia di persone in fuga dai bombardamenti. Salam ha esortato la comunità internazionale a fare pressione su Israele affinché risparmi le infrastrutture civili libanesi.
Nel frattempo, raid israeliani hanno colpito l'autostrada Beirut-Damasco, all'altezza del valico di Dahr al Baidar, prendendo di mira un pulmino. Le immagini televisive mostrano un veicolo in fiamme sul bordo della strada. Intensi bombardamenti sono in corso anche nella valle della Bekaa, vicino al confine con la Siria, con forti esplosioni udite nei pressi di Nabi Shit.
Hezbollah ha rivendicato il lancio di razzi contro una colonia israeliana in Alta Galilea, precisamente nella località di Sasa, a sud della linea di demarcazione tra Libano e Israele.
In un altro sviluppo, lo Stato Maggiore della Difesa spagnola ha comunicato su X il rimpatrio di due caschi blu spagnoli dalla base della Brigata Libano per motivi medici. L'operazione ha coinvolto un aereo dell'Ala 31 dell'Esercito dell'aria e un'ambulanza della Cellula di stabilizzazione. La Spagna ha attualmente circa 650 militari dispiegati in Libano nell'ambito della missione di peacekeeping dell'ONU, incaricata di monitorare il cessate il fuoco tra Hezbollah e l'esercito israeliano lungo la Linea Blu, una zona al centro delle recenti tensioni in Medio Oriente.