groenlandia

Dopo l’intesa sulla Groenlandia, un sospiro di sollievo ma tanti punti in sospeso

L’accordo Trump/Rutte disinnesca la bomba dazi, almeno per il momento. Ma i suoi contenuti rimangono poco chiari. L’essenziale da sapere

Tramonto a Nuuk, la capitale dell’isola artica
(Keystone)

Dopo settimane di attacchi verbali e minacce, la svolta di Donald Trump è stata del tutto inaspettata. Mercoledì sera a Davos, dopo un incontro con il segretario generale della Nato Mark Rutte, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che ora esiste un protocollo di accordo sul futuro della Groenlandia, appartenente alla Danimarca, e dell’intero Artico. I dazi punitivi branditi contro gli alleati europei non sono più d’attualità. Ma la vicenda è destinata a lasciare strascichi. “Le relazioni transatlantiche hanno subito un duro colpo la scorsa settimana”, ha sintetizzato l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas. A Bruxelles e altrove, poi, sono in pochi a credere davvero che il conflitto sulla Groenlandia sia stato risolto.

Le risposte alle principali domande.

Cosa si sa dell’accordo?

Finora sono noti solo alcuni frammenti. L’accordo – di cui non ci sarebbe al momento alcun documento scritto, secondo la Cnn – dovrebbe prevedere un maggiore impegno dei paesi europei membri della Nato nella regione artica. Inoltre, gli Stati Uniti dovrebbero ottenere sia un diritto di parola sui progetti di investimento di altri paesi (Russia e Cina in primis) in Groenlandia, sia diritti minerari per l’estrazione di terre rare. Secondo fonti interne all’Alleanza atlantica, l’elemento centrale è tuttavia la rielaborazione dell’accordo del 1951 fra Danimarca e Stati Uniti sullo stazionamento delle forze armate in Groenlandia, che dovrebbe tenere conto del previsto sistema di difesa antimissile statunitense ‘Golden Dome’, che Trump intende installare sull’isola più grande del mondo. In questo contesto, gli Stati Uniti potrebbero teoricamente ottenere anche la sovranità su determinate aree della Groenlandia per potervi istituire basi militari. Ciò significa che nelle basi militari il massimo potere decisionale ed esecutivo spetterebbe agli americani e non ai groenlandesi o ai danesi. “Avremo tutte le basi che ci servono”, ha esultato Trump.

A cosa potrebbero assomigliare i territori sovrani degli Stati Uniti in Groenlandia?

Fra le ipotesi c’è un modello Guantanamo, ovvero il ‘prestito’ di parte del territorio riconoscendo la sovranità del paese ma avendone la giurisdizione. Un’altra possibilità è il modello Cipro che la Gran Bretagna ha per le due sue basi sull’isola del Mediterraneo, sulle quali ha la sovranità da quando è divenuta indipendente. In ambedue i casi gli Stati Uniti non controllerebbero l’intero territorio groenlandese ma delle piccole aree, abbastanza comunque per affrontare e risolvere quelle preoccupazioni in materia di sicurezza nazionale che da settimane Trump brandisce per reclamare il possesso dell’isola.

Trump rinuncia così a rivendicare la proprietà su tutta la Groenlandia?

Almeno tra gli alleati europei, quasi nessuno scommetterebbe su questo. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Cdu) ha parlato a Davos solo di “passi nella giusta direzione”. E il vice cancelliere Lars Klingbeil (Spd) ha commentato: “Dopo l’altalena degli ultimi giorni, ora aspettiamo di vedere quali accordi concreti ci saranno tra Rutte e Trump”. Troppo spesso Trump ha fatto annunci che poco dopo sono stati smentiti. E l’idea di annettere la Groenlandia risale al suo primo mandato. “Il possesso e il controllo della Groenlandia sono una necessità assoluta”, ha dichiarato in seguito, ripetendolo più volte in modo simile.

Come ha reagito la Groenlandia?

Il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha dichiarato di non sapere cosa Donald Trump e Mark Rutte abbiano concordato nella bozza di accordo sul futuro dell’isola tanto ambita dal presidente degli Stati Uniti. “Non so esattamente cosa contenga l’accordo riguardo al mio Paese”, ha detto in una conferenza stampa a Nuuk, la capitale della Groenlandia. “Nessuno tranne la Groenlandia e la Danimarca è autorizzato a concludere accordi sull’isola e sul Regno di Danimarca”, ha sottolineato Nielsen. La sovranità e l’integrità territoriale della Groenlandia “sono la nostra linea rossa”. La Groenlandia vuole portare avanti “un dialogo pacifico” sul proprio futuro, ma nel rispetto del proprio “diritto all’autodeterminazione”.

Come ha reagito la Danimarca?

Allo stesso modo, addirittura con le stesse parole. Il problema principale dell’accordo Trump-Rutte è che né la Groenlandia né la Danimarca erano presenti al tavolo delle trattative. La premier danese Mette Frederiksen ha subito sottolineato come il segretario generale della Nato non abbia alcun mandato negoziale. Il suo Paese non è disposto a cedere la propria sovranità. “Le nostre linee rosse sono le stesse che sono sempre state e che continueranno ad essere”, ha dichiarato Fredriksen alla radio danese. “Il futuro della Groenlandia deve essere definito dalla Groenlandia stessa. E la Groenlandia fa parte della Danimarca”. Allo stesso tempo, quest’ultima intravede l’opportunità di negoziare con gli Stati Uniti le condizioni per un rafforzamento della sicurezza in Groenlandia, ha dichiarato giovedì il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen.

Come si va avanti?

Si prospettano negoziati difficili. Le dichiarazioni provenienti dalla Danimarca dimostrano che non tutte le parti della proposta sul tavolo sono ben accolte nel Paese. E non è affatto chiaro cosa succederà se Trump non otterrà ciò che gli è stato promesso. La Nato afferma: “I negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti proseguiranno con l’obiettivo di garantire che Russia e Cina non mettano mai piede in Groenlandia, né economicamente né militarmente”. I colloqui all’interno dell’Alleanza si concentreranno ora sulla garanzia della sicurezza nell’Artico attraverso l’azione congiunta degli alleati, in particolare dei sette alleati artici: Stati Uniti, Canada, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Islanda.