Estero

La Aleppo curda sotto i colpi dei governativi di Sharaa

8 gennaio 2026
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Dopo l'assedio durato mesi è ora il turno del fuoco: la Aleppo curda è per il terzo giorno sotto i colpi di artiglieria e dei droni delle forze siriane agli ordini del leader Ahmad Sharaa, sostenuto dalla Turchia.

Mentre l'Onu conta almeno 30mila sfollati, Ankara si dice pronta a intervenire militarmente a fianco di Damasco e Israele espone ancor di più i curdo-siriani alle violenze definendoli una "minoranza" da proteggere.

Dall'Europa, l'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha definito gli scontri di Aleppo la prova della fragilità della sicurezza siriana nell'epoca post-Assad, avviata con la fuga in Russia, l'8 dicembre 2024, dell'ex presidente Bashar al-Asad e l'ascesa al potere del capo miliziano ex qaedista Ahmad Sharaa.

Sul terreno, secondo la versione delle forze curdo-siriane, i bombardamenti dei governativi proseguono senza sosta. Le autorità curde riferiscono che la resistenza nei quartieri di Sheikh Maqsud, Ashrafiye e Bani Zaid continua con il respingimento di diversi attacchi, la distruzione di un carro armato e l'abbattimento di più droni.

I curdi denunciano inoltre l'assenza di reali corridoi umanitari e l'uso di droni di fabbricazione turca contro l'ospedale Othman, a margine del quartiere di Ashrafiye, e contro numerose abitazioni civili. Media curdo-siriani parlano di violazioni del diritto umanitario e diffondono immagini di cecchini appostati nei pressi della struttura sanitaria, dove avrebbero trovato rifugio decine di civili feriti.

Dal canto loro, le fazioni fedeli a Sharaa, presidente siriano ormai riconosciuto dagli Stati Uniti e dai principali Paesi occidentali, accusano le forze curdo-siriane di aver colpito quartieri a maggioranza araba e descrivono le operazioni come una risposta difensiva a un'aggressione iniziale. Sui media filo-governativi sono stati pubblicati avvertimenti online rivolti ai civili, con formato e linguaggio simili a quelli utilizzati dall'esercito israeliano contro Hezbollah in Libano.

Da mesi le forze di Sharaa hanno stretto d'assedio i quartieri curdi di Aleppo come strumento di pressione sulla dirigenza curdo-siriana affinché accetti le condizioni turche per una fusione delle forze curde in quelle governative.

Su questo punto è intervenuto il capo delle forze curde, Mazlum Abdi, avvertendo che i combattimenti ad Aleppo rischiano di compromettere l'attuazione dell'accordo-quadro firmato il 10 marzo scorso con Damasco.

Questa intesa prevedeva una road map per l'integrazione delle forze curde nelle strutture statali siriane, finora rimasta inapplicata. Sul piano umanitario, l'Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) riferisce che circa un terzo dei 30mila sfollati è fuggito verso ciò che resta dell'ex enclave curdo-siriana nord-occidentale di Afrin, al confine con la Turchia, mentre oltre mille civili hanno trovato rifugio in centri di assistenza allestiti nelle vicinanze della città.

Molte famiglie, scrive Ocha, restano intrappolate nelle proprie case con accesso limitato a cibo e riscaldamento, in un contesto di temperature prossime allo zero. Save the Children afferma inoltre che circa la metà degli sfollati sono minori.

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