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USA: Trump non si ferma, "Ora tocca anche a Colombia e Messico"

5 gennaio 2026
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Colombia, Messico, Cuba, Groenlandia, Iran: è un presidente statunitense Donald Trump che ormai minaccia tutti, alleati e nemici, quello che ha improvvisato per 40 minuti l'ennesimo show da comandante in capo con i giornalisti sull'Air Force One (che è il nome radio dell'aereo dell'aviazione militare statunitense che trasporta il presidente degli Stati Uniti) che lo riportava alla Casa Bianca dopo le feste a Mar-a-Lago (Florida, USA).

Minacce non nuove ma che, messe insieme in un sol colpo dopo il controverso attacco militare in Venezuela, aumentano i timori di gran parte della comunità internazionale sulla stabilità e l'ordine globale, mentre al Consiglio di sicurezza dell'Onu va in scena un nuovo scontro tra le grandi potenze. In un crescente isolamento degli USA, che stanno creando un diffuso clima di diffidenza od ostilità anche in quello che considerano il loro cortile di casa.

Due le bordate più grosse: contro Bogotà e Copenaghen. "La Colombia è governata da un uomo malato, non lo farà ancora per molto tempo, l'operazione Colombia mi sembra una buona idea", ha avvisato Trump riferendosi al presidente Gustavo Petro, reo ai suoi occhi di guidare un paese che esporta cocaina negli USA. Nei giorni scorsi lo aveva già ammonito di "guardarsi il didietro".

Petro ha respinto la "falsa accusa di essere un narcotrafficante e di possedere fabbriche di cocaina", ricordando sulla rete sociale X di non essere mai stato menzionato in alcuna indagine giudiziaria relativa al narcotraffico. Il leader di Bogotà ha quindi invitato "tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano a scendere in piazza" e si è detto "pronto a riprendere le armi che non amo" per difendere il suo paese, che nel frattempo ha rafforzato la presenza militare al confine col Venezuela.

Trump ha rilanciato anche le sue mire espansionistiche sulla Groenlandia, che appartiene alla Danimarca, paese alleato membro della Nato: "Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, è così strategica. In questo momento è piena di navi russe e cinesi ovunque e la Danimarca non sarà in grado di occuparsene", ha detto ironizzando sul fatto che Copenaghen avrebbe migliorato la sicurezza dell'isola aggiungendo "una slitta trainata da cani".

L'inquilino della Casa Bianca si è spinto addirittura a dire che "l'UE ha bisogno che noi abbiamo la Groenlandia", quando l'Unione europea invece ne ha difeso "la sovranità e l'integrità territoriale, come previsto dalla Carta dell'ONU". Idem il premier britannico Keir Starmer, in una rara presa di distanza esplicita dal presidente americano.

Ma Trump non si è fermato qui. "Dobbiamo fare qualcosa anche con il Messico, il Messico deve darsi una regolata", ha proseguito, elogiando la presidente Claudia Sheinbaum, ma rammaricandosi che abbia rifiutato le sue ripetute offerte di truppe per sgominare i cartelli della droga.

Dura la replica della collega: "Il Messico crede fermamente che l'America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei paesi che lo compongono".

Nel mirino anche Cuba, ma Trump ha escluso interventi statunitensi perché l'isola, senza il petrolio venezuelano fortemente sovvenzionato, "sembra che stia crollando da sola". Non pago, ha minacciato pure un rialzo dei dazi all'India se continuerà a importare petrolio russo, nonché un "colpo durissimo" a Teheran se ucciderà i manifestanti. E ha pure contraddetto il presidente russo Vladimir Putin, affermando di non credere che Kiev abbia attaccato una delle residenze dello "zar".

La sua aggiornata dottrina Monroe appare chiara: riaffermare il controllo degli USA sull'America latina ma dettare la legge del più forte anche nel mondo intero, in quello che alcuni media hanno definito "bullismo" o "gangsterismo di Stato". Gli Stati Uniti sembrano sempre più isolati anche all'ONU e al Consiglio di sicurezza, dove sono stati attaccati pesantemente per il loro blitz non solo da Russia e Cina, ma anche dal segretario generale Antonio Guterres e dall'alleato francese, secondo cui "la proliferazione delle violazioni della Carta dell'ONU e del diritto internazionale da parte di Stati investiti di responsabilità in quanto membri permanenti del Consiglio di sicurezza mina le fondamenta stesse dell'ordine internazionale".

La dottrina Monroe indica un messaggio ideologico di James Monroe, presidente degli Stati Uniti d'America, contenuto nel discorso sullo stato dell'Unione pronunciato innanzi al Congresso il 2 dicembre 1823, che esprime l'idea della supremazia degli Stati Uniti nel continente americano.

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