Ha ringraziato i giovani sostenitori, annunciato elezioni anticipate per il prossimo anno e affermato che il ritorno alla normalità è imminente
Il presidente serbo, Aleksandar Vucic, si è recato in serata a Belgrado sulla spianata davanti al parlamento dove è cominciata la rimozione delle grandi tende allestite lo scorso marzo da gruppi di studenti e loro sostenitori contrari al movimento di protesta. Un accampamento che per mesi ha isolato l'intera zona, chiudendo alla circolazione strade importanti e nevralgiche nel pieno centro della capitale.
Parlando a una folla di persone radunatesi per l'occasione, Vucic ha ringraziato i protagonisti di tale iniziativa pacifica, che ha mostrato la ferma volontà di chi ha voluto opporsi senza violenza e soprusi a coloro che, a suo dire, hanno cercato di distruggere il Paese attraverso il caos e la violenza. "Grazie a tutti i giovani che hanno avuto tale bellissima idea, quella di difendere la Serbia sovrana e indipendente", ha detto Vucic, per il quale il coraggio e la perseveranza di tali giovani che non volevano altro che tornare a una vita normale, a studiare e a circolare liberamente hanno determinato il fallimento di chi aveva pianificato una 'rivoluzione colorata' in Serbia. "Credo che sia giunto il momento di consentire il ritorno alla normalità, e sono sicuro che coloro che intendevano andare al potere con la forza non hanno più né la possibilità né i mezzi per farlo. Credo che sia importante mostrare che Belgrado e la Serbia tornano alla piena normalità", ha affermato il presidente.
E ha aggiunto di aver accolto la richiesta principale del movimento di protesta, nuove elezioni anticipate, affermando che alle urne si andrà il prossimo anno. "Solo che non saranno così contenti quando si avranno i risultati", ha detto con ironia.
Vucic ha detto che resteranno solo alcune piccole tende nel Parco Pionirski, che verranno rimosse tra non molto. In una successiva intervista alla TV privata Pink, Vucic ha detto che i 'blokaderi' - come in Serbia vengono definiti gli studenti protagonisti delle proteste, dei blocchi stradali e delle occupazioni degli ultimi mesi - volevano attuare a Belgrado un Majdan sul modello ucraino, creando caos e occupando le sedi della presidenza e del parlamento. E, ha osservato, "ci sarebbero riusciti se non ci fosse stata la resistenza del popolo".