Allontanare il fantasma di elezioni anticipate e arrivare al termine naturale della legislatura, nel 2027, con lo sguardo "avanti anche al dopo", per presentarsi alla rielezione. Non è solo ambizione personale a muovere Pedro Sanchez, il resiliente premier socialista che in oltre 7 anni al governo ha superato molteplici crisi e le situazioni più avverse. Ma la consapevolezza che la Spagna esercita "un contrappunto interessante in Europa", una voce progressista che non può essere spenta dal clamore dei casi di presunta corruzione agitati dalle destre all'opposizione o dalle denunce di molestie sessuali nei confronti di suoi ex collaboratori, né dalla impazienza degli alleati come Sumar.
E' la "determinazione" ribadita da Sanchez questa sera in conversazioni informali con i giornalisti durante il tradizionale brindisi natalizio al Palazzo della Moncloa, seguito al bilancio tracciato questa mattina per giustificare perché andrà avanti 'contra viento e marea', senza una maggioranza in parlamento, senza procedere al "profondo rimpasto" del governo reclamato da Sumar, né tantomeno convocare elezioni.
E' necessario "elevare la prospettiva" e resistere, è il ragionamento del premier. Poiché il governo progressista non solo "fa bene alla Spagna", ma anche all'Unione Europea. Tanto per cominciare, riflette Sanchez, è importante che Madrid - con una crescita robusta oltre doppia del Pil rispetto alla media europea, e politiche sociali sostenibili - gestisca bene i fondi europei fino alla scadenza prevista il 31 dicembre 2026, perché "è molto rilevante dimostrare che si possono difendere i beni pubblici europei, con la lotta all'emergenza climatica, la sovranità digitale o ad esempio la difesa e la sicurezza, e finanziarli con risorse economiche comuni, con la mutualizzazione del debito, come è stato per i fondi NextGeneration Ue", sconfessando le ideologie neoliberiste dominanti.
E anche se in questo momento il discorso maggioritario in Europa è anti-immigrazione, la Spagna dimostra che una migrazione regolare e ordinata contribuisce allo sviluppo economico del Paese, osserva il premier. Che i fondi Next Generation possono contribuire alla transizione energetica e alla trasformazione digitale. Che una posizione coerente nella difesa del diritto internazionale a Gaza o in Ucraina può essere un punto di distinzione dell'Europa rispetto ad altri Paesi. O anche che la difesa di una posizione, come quella sostenuta da Madrid sul 5% del Pil in spesa militare richiesta dalla Nato sia possibile, perché "siamo convinti che le economie militarizzate non siano economie competitive nel medio termine", rileva Sanchez.
"Giocheremo tutte le carte", ha assicurato il presidente del governo, deciso più che mai a resistere.