La protesta coinvolge otto detenuti, alcuni in pericolo di vita; il caso è legato al bando per "terrorismo" e il ricorso all'Alta Corte è atteso entro fine anno
Cinque detenuti di Palestine Action in attesa di processo nel Regno Unito sono stati ricoverati in ospedale a seguito di un deterioramento delle loro condizioni di salute per lo sciopero della fame portato avanti da ormai 40 giorni.
Una protesta legata alla contestatissima messa al bando per "terrorismo", voluta dal governo laburista di Keir Starmer, dell'organizzazione pro-pal, nota per azioni di disobbedienza civile, ma i cui attivisti non sono mai stati condannati per attentati di sorta contro le persone.
Sono in tutto otto gli appartenenti al gruppo che hanno intrapreso la protesta dietro le sbarre, considerata la più lunga nel Paese dai tempi del tragico "hunger strike" del 1981, quando l'attivista repubblicano Bobby Sands e altri 9 suoi compagni nel carcere di Maze, nel pieno del conflitto nordirlandese dei Troubles, morirono di stenti dopo non aver ottenuto il riconoscimento dello status di prigionieri politici da parte del governo britannico.
Alcuni "rischiano la vita"
La situazione dei detenuti di Palestine Action risulta molto allarmante, con alcuni di loro che "rischiano la vita", come hanno dichiarato gli avvocati che li rappresentano.
Sotto accusa, anche in questo caso, è finito l'esecutivo laburista, per aver ignorato quanto sta accadendo. I legali dell'organizzazione hanno scritto una lettera al vicepremier David Lammy, anche ministro della Giustizia, descrivendo la situazione preoccupante, ma senza ottenere risposta.
Non solo, tutti gli otto detenuti in sciopero della fame sono accusati di reati commessi prima che il gruppo pro-pal finisse nella 'lista nera'. Fra loro c'è Amy Gardiner-Gibson, che lo scorso giugno aveva partecipato all'incursione notturna in una base inglese della RAF in cui erano stati imbrattati alcuni aerei militari per protesta contro la rappresaglia israeliana a Gaza.
Lo sciopero della fame è andato avanti anche in attesa della sentenza dell'Alta Corte sul ricorso presentato da Palestine Action contro la messa al bando da parte del governo. L'esito si dovrebbe conoscere indicativamente entro la fine dell'anno. In ballo c'è la questione dei limiti della libertà di protesta, diritto storicamente cruciale sull'isola; nonché il destino degli oltre 2.300 manifestanti pacifici arrestati dalla polizia da luglio: tutte persone estranee a Palestine Action, fra cui anziani e disabili, accusate tuttavia di violazione della legge sul terrorismo solo per aver mostrato cartelli di solidarietà esplicita nei confronti di un'organizzazione al momento inserita nella 'lista nera'.