Accordo politico provvisorio rafforza i controlli nazionali, introduce un ambito minimo comune e copre investimenti realizzati tramite filiali
La presidenza del Consiglio europeo e i rappresentanti del Parlamento europeo hanno raggiunto oggi un accordo politico provvisorio sulla revisione del regolamento relativo al controllo degli investimenti diretti esteri.
Il quadro aggiornato mira a rafforzare la capacità dell'UE di individuare, valutare e affrontare i rischi posti da determinati investimenti esteri, preservando al contempo l'apertura al commercio e agli investimenti globali. L'accordo istituisce il primo meccanismo europeo di screening a livello comunitario per gli investimenti diretti esteri.
"Il regolamento rivisto si basa sul funzionamento dell'attuale quadro di controllo degli investimenti esteri diretti, fondamentale per salvaguardare l'ordine pubblico e la sicurezza in tutta l'UE", si legge in una nota. "L'accordo rafforza il sistema attuale, rendendo obbligatori meccanismi di controllo con un ambito minimo comune che devono essere applicati da tutti gli Stati membri, e copre anche gli investimenti esteri effettuati tramite filiali nell'UE."
"L'accordo aumenta inoltre la coerenza tra i meccanismi nazionali, riducendo gli oneri amministrativi per gli investitori e garantendo che vengano esaminate le potenziali implicazioni transfrontaliere degli investimenti esteri in materia di sicurezza", viene aggiunto.
L'ambito "minimo" d'intervento comprende "i prodotti a duplice uso e equipaggiamenti militari", le "tecnologie ipercritiche, quali l'intelligenza artificiale (in linea con le definizioni della legge dell'UE sull'IA e incentrata sull'IA per uso generale con rilevanza per lo Spazio o la difesa)", "le tecnologie quantistiche e i semiconduttori", le "materie prime critiche", le "entità critiche nei settori dell'energia, dei trasporti e delle infrastrutture digitali", "le infrastrutture elettorali (ad esempio banche dati degli elettori, sistemi di voto, sistemi di gestione elettorale)" nonché "un elenco limitato di entità del sistema finanziario, ristretto in modo da includere solo controparti centrali, depositari centrali di titoli, operatori di mercati regolamentati, operatori di sistemi di pagamento (escluse le banche centrali) e istituzioni di importanza sistemica".
"Negli ultimi mesi - spiega una fonte diplomatica europea - è diventato evidente che il contesto geopolitico è cambiato in modo significativo e il commercio non può più essere considerato sempre come una transazione neutrale tra operatori economici indipendenti: diversi casi hanno dimostrato che gli strumenti economici sono stati utilizzati come arma contro l'Europa per scopi geopolitici". Da qui la necessità di un giro di vite.