Estero

Macron, Starmer e Merz trattano con Trump, 'servono progressi'

10 dicembre 2025
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Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz telefonano a Donald Trump per fare il punto sul piano di pace per l'Ucraina. Il G3 - Francia, Gran Bretagna e Germania - scende di nuovo in campo, insomma, ora che le trattative stanno raggiungendo il climax. A vari livelli.

A Bruxelles si parla apertamente di "giornate frenetiche" e c'è chi si azzarda a pronosticare la fine dei giochi a breve, qualche settimana se non addirittura giorni. L'ultima controproposta euro-ucraina è in dirittura di arrivo e ormai si tratta di limare i dettagli. L'incognita sta nella Casa Bianca. Ovvero come Donald Trump prenderà l'ennesimo tentativo da parte di Zelensky di tirare la coperta dalla loro parte.

Le linee generali del piano sono note ormai da settimane, col piano originale in 28 punti stravolto, ridotto, con due addendum allegati sulle garanzie di sicurezza e la ricostruzione dell'Ucraina. Stando alle ultime indiscrezioni, raccolte dal Washington Post, potrebbe esserci quella dell'ingresso di Kiev nell'Unione Europea già nel 2027 e il 'modello coreano' per la parte del Donetsk ancora sotto controllo ucraino (cioè smilitarizzato e non riconosciuto come russo). Un'altra zona demilitarizzata (Dmz) verrebbe poi istituita lungo l'intera linea del cessate il fuoco, dalla provincia di Donetsk a nord-est fino alle città di Zaporizhzhia e Kherson a sud. Alle sue spalle ci sarebbe una zona più profonda in cui sarebbero esclusi gli armamenti pesanti (e sarebbe strettamente monitorata, sul modello della Dmz che divide Corea del Nord e Corea del Sud). Non si tratta però di vere e proprie novità ma di aggiustamenti rispetto alle opzioni elaborate dai Volenterosi negli scorsi mesi. Gli europei si stringono all'Ucraina anche nel timore delle minacce che gravano sui propri paesi: oggi Bild e Welt rivelano in un'inchiesta sui dati dell'Antifrode che dietro ai circa 2000 droni che hanno sorvolato la Germania quest'anno una "traccia" porterebbe alle navi russe.

Ricostruire la timeline delle trattative è utile. Dopo il 'leak' della famosa bozza in 28 punti, gli incontri d'emergenza a Ginevra, Doha e Miami avevano prodotto il contropiano asciugato a 19 articoli, che Steve Witkoff ha portato a Mosca. Ma - a quanto si apprende - è tornato negli Usa con una versione corretta a matita rossa dal Cremlino molto vicina a quella originale. Da qui l'ennesimo round negoziale Ucraina-Europa, che avrebbe generato una sorta di contro-contropiano. Allo stato attuale, entrare ancora di più nel dettaglio è impossibile. Zelensky, dopo aver incontrato Meloni, ha sentito il presidente finlandese Alexander Stubb, l'altro leader 'incantatore' di Trump. E' lecito ipotizzare una richiesta d'intercessione rispetto alla presentazione ufficiale affidata ai tre grandi. Domani poi, a chiudere il cerchio, l'ennesima videocall dei Volenterosi allargati, per condividere i risultati.

Sintetizzando. La Russia tiene il punto, l'Ucraina e gli europei pure, mentre gli Usa di Trump, che vogliono chiudere, stanno irrigidendo la loro mediazione pendendo verso Mosca, perché sanno che è il modo più veloce per ottenere il deal. Quanto, è tutto da capire. Zelensky, dal canto suo, dopo quattro anni di guerra e devastazioni vuole portare a casa qualcosa per poter sbandierare una parvenza di vittoria: più cede sui territori più deve ottenere sulle garanzie di sicurezza e la prospettiva Ue-Nato per il suo Paese (possibilmente con la ratifica del Congresso). A testare i limiti di Trump si rischia però il prendere o lasciare. E nessuno, in Europa, è disposto ad arrivare a tanto.