Estero

UE: surplus di Pechino spinge a politiche più offensive

10 dicembre 2025
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L'enorme surplus commerciale della Cina con l'Europa e le sfide affrontate dalle aziende straniere nel Dragone stanno incentivando Bruxelles ad adottare politiche più "offensive". La Camera di commercio dell'UE in Cina, nel rapporto "Affrontare le dipendenze della catena di approvvigionamento: sfide e scelte", illustra il dilemma creato dal dominio di Pechino nella catena degli approvvigionamenti globali e rimarca i relativi effetti negativi per alcune aziende straniere e per i mercati di paesi terzi, obbligando la diversificazione al di fuori del Regno di mezzo in determinate aree.

Nell'incertezza crescente per le tensioni tra Pechino e Washington, i dati diffusi l'altro ieri sull'interscambio commerciale cinese di novembre ha mostrato un surplus schizzato a 1076 miliardi di dollari (868 miliardi di franchi al cambio attuale) nei primi undici mesi, di cui ben oltre 350 miliardi relativi ai rapporti con l'UE.

La Repubblica popolare "continua a esportare quantità sempre maggiori di merci verso l'Unione europea, in parte per compensare la debole domanda interna rispetto alla crescita dell'offerta", ha lamentato la Camera. Si tratta di un trend che indica come la Cina stia "spingendo" l'UE ad adottare un approccio più offensivo alla sua politica cinese rispetto a quello attuale".

Un avvertimento che segue di pochi giorni quello del presidente francese Emmanuel Macron, secondo cui l'Europa avrebbe preso in considerazione l'adozione di misure più severe contro la Cina, compresi i dazi, se lo squilibrio commerciale non fosse stato affrontato.

In un contesto già difficile, c'è anche la stretta mandarina sulle esportazioni di terre rare che ha colpito l'industria manifatturiera globale. "La situazione delle terre rare è stata un campanello d'allarme per tutta l'Europa", ha commentato il presidente della Camera, Jens Eskelund, secondo cui la situazione è "spaventosa". Il crescente squilibrio commerciale tra UE e Cina, "sostenuto da uno yuan sottovalutato, insieme alle numerose dipendenze critiche che l'UE ha dalla Cina, stanno spingendo Bruxelles a un'azione più decisa". Quanto prima Pechino "riconoscerà tali preoccupazioni dell'UE", tanto prima le due parti potranno raggiungere "una relazione commerciale più sostenibile e vantaggiosa", ha sostenuto Eskelund.