Estero

Hegseth difende i raid nel Mar dei Caraibi e paragona i narcos ad al-Qaida

Con il sostegno di Trump promette "continueremo a ucciderli", difende il raid del 2 settembre e non esclude azioni contro il Venezuela

7 dicembre 2025
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Pete Hegseth, sempre più nella bufera per i raid americani nel Mar dei Caraibi, difende gli attacchi contro le navi dei presunti narcotrafficanti che trasportano la droga negli Stati Uniti. E assicura: "continueremo a ucciderli" con il sostegno di Donald Trump che, in qualità di presidente, può "ordinare azioni militari come ritiene opportuno".

"Questi narcoterroristi sono gli al-Qaida del nostro emisfero e continueremo a dar loro la caccia proprio come abbiamo fatto con al-Qaida: li troveremo e li uccideremo fino a quando avveleneranno la nostra gente con narcotici così legali da essere paragonabili ad armi chimiche", ha detto Hegseth dal palco del Reagan National Defense Forum, dal quale è tornato ad affrontare anche il raid del 2 settembre ritenuto da molti un vero e proprio crimine di guerra.

L'imbarcazione, che non era neanche diretta verso gli Stati Uniti ma in Suriname, è stata colpita ripetutamente per uccidere i sopravvissuti al primo raid: gli ordini di colpire sono arrivati dall'ammiraglio Frank Bradley dopo essersi consultato con un legale e nonostante i sopravvissuti a bordo si fossero fatti notare.

"Prenderei la stessa decisione", ha ribadito Hegseth difendendo Bradley, ritenuto da molti un capro espiatorio della Casa Bianca per salvare il capo del Pentagono, già travolto dallo scandalo delle chat su Signal.

Trump si è impegnato a pubblicare il video integrale di quanto accaduto il 2 settembre per cercare di sgombrare il campo dai dubbi, ma Hegseth ha preso tempo: "lo stiamo visionando".

La lotta alla droga è una delle priorità dell'amministrazione, che non esclude neanche la possibilità di colpire il Venezuela nell'ambito della battaglia al traffico degli stupefacenti.

Hegseth ha sposato la linea dura del presidente sui narcos e ne è divenuto l'esecutore. Il Pentagono - come previsto dalla nuova strategia per la sicurezza nazionale - sarà più concentrato nell'Emisfero Occidentale e "non sarà distratto dalla costruzione di democrazia, dalle guerre e dai cambi di regime. Metteremo prima di tutto i nostri interessi. Basta con l'idealismo utopico. È ora del realismo duro e puro", ha spiegato criticando la politica estera americana del periodo successivo alla Guerra Fredda.

Seguendo le priorità dell'America First, il "Dipartimento di Guerra metterà al sicuro il confine con il Messico" e si concentrerà sui "nostri interessi". "Le minacce persistono in altre regioni - ha insistito - e i nostri alleati devono farsi avanti, e farlo davvero".

Parole che fanno eco alla voglia di Trump di svincolarsi dall'Europa e dalla NATO per dedicare tutte le risorse a disposizione alle battaglie che stanno a cuore alla sua base e che potrebbero consentire ai repubblicani di controllare il Congresso dopo le elezioni di metà mandato e la Casa Bianca nel 2028.